L'assenza dell'assenzio
Quasi a voler imitare il protagonista di
Io sono te di Marco Costa, dopo la partita di ordinanza con i colleghi decido di andare a bere l'assenzio al Frida.
Lo shop per fortuna è chiuso per cui non posso comprare ciarpame artistico; il locale è arredato in stile pauperistico/alternativo, lampadari di carta a forma di gnocco fritto, brutti tavoli colorati, sedie sghembe e fumo creano un ordinato casino da opificio sentimentale, dietro al bancone quattro ragazze comprate insieme all'arredamento perpetuano il teorema
ragazza brutta ma
alternativa =
ragazza interessante.
L'assenzio viene servito
senza cucchiaino e senza zucchero, dopo cinque minuti mi stuffo di quel locale così convenzionale nella sua anticonvenzionalità, per cui rinuncio a diluire l'absinthium e lo finisco puro.
Non godo di nessuna visione mistica, eccetto quella del mio coinquilino una volta tornato a casa, con cui discuto per i soliti cinque minuti della piramide gerarchica Accenture.