dezerto zeitgeist
giovedì 19 luglio 2007
 
durante gli studi ho sempre lavorato in pizzeria
e magnavo come una bestia

che certe sere mangiavo anche 3 pizze,:
quella che mi spettava di contratto tutte le sere più quelle che bucavano in forno

eravamo in 2, io e tale massi, mai più rivisto
che quando sentivamo sfrigolare forte la mozzarella sui mattoni mi dava un colpetto, mi faceva l'occhiolino e si sfregava la mano sulla pancia

quando mi sono licenziato pesavo 96kg, qualcosa come 15kg in più di quando avevo iniziato

avevo sempre i jeans che mi stringevano la panza, e di alcuni avevo addirittura rotto il primo bottone dallo sforzo costante

poi mi sono licenziato e mi sono messo a dieta

il mio segreto è stato convivere con la fame

mangiavo normalmente, ma a metà pasto, quando ancora avevo fame mi alzavo da tavola e mi mettevo a fare altro per non pensarci
e facevo un botto di sport tipo corsa, nuoto, calcio, palestra

dopo 3 mesi pesavo 74kg e sembravo un tossico.
che mi sedevo la sera sui gradini in piazza e mi facevano male le ossa perchè ero senza culo

mia zia chiese ai miei cugini che gente frequentassi, aveva paura che mi spruzzassi


io mi sentivo alla grande, e schifavo i ciccioni
dicevo che non avevano volontà

fumavo un botto di canne e poi resistevo anche alla fame chimica, mi sentivo forte, tipo il messia della forma fisica
 
martedì 17 luglio 2007
 
il passaggio dalla gioventù all'età adulta consiste nell'abbandono della progettazione dell'ideale per la gestione del possibile

Etichette:

 
lunedì 16 luglio 2007
  traffic 2007 giorno 4
Ciao.
Ve lo dico ora che magari state ancora dormendo. Sarete andati a letto mentre io già facevo colazione in una deserta Breakfast Room d’albergo, approfittando di quell’ora metafisica per prelevare dal buffet e intascare parecchie monoconfezioni di marmellata ai mirtilli. Vi sarete coricati dopo aver visto il sole levarsi sui Murazzi, soddisfatti della performance di Violante Placido come dj. D’altronde, anche un’obesa Wanna Marchi vendeva dimagranti. Viviamo l’era della non-specializzazione.
Vi dico ora ciao, tramite quest’ultima pagina di diario elettronico. A qualcuno ho detto ciao e anche grazie per sms. Perché sono un debole e detesto vedere le cose finire.

“Il momento della giornata che preferisco è il crepuscolo”, disse una volta Battiato in una intervista. Anche per me è così e non solo quando si tratta di momenti della giornata, ma in ogni caso. Il crepuscolo è quel momento in cui sai che qualcosa sta per finire, ma non si è ancora spento del tutto. Il crepusolo ha la malinconia della fine, ma non la sua tragicità. Il crepuscolo del film è la colonna sonora che inizia a crescere d’intensità, ma non ancora i suoi titoli di coda. E’ andarsene prima del caffè.
Allora, proprio per evitare gli abbracci e i brindisi, gli smontaggi e i titoli di coda sono andato via appena annusato il crepuscolo del concerto di Battiato. Stavano levandosi le ovazioni per l’ultimo pezzo con i Subsonica che io già scappavo dall’uscita segreta in fondo al recinto per i backstagisti.
Ho attraversato rapidamente il parco della Pellerina, passando per l’ultima volta lungo il Viale del Colesterolo. Quel Boulevard dei Grassi Idrogenati segnato da un unico infinito bazar del panino alla porchetta in grado di segnarti due volte: rivestendoti le arterie di micidiali LDL e patinandoti gli abiti di un aroma d’accampamento unno difficile da mandare via. Ma ieri sera c’erano anche le polveri sottili della malinconia che si depositavano su di me insieme all’acidità del fritto.

Sono salito sulla navetta che mi avrebbe riportato in città ed ero infelice al 75 percento. Per la prima volta avevo visto Franco Battiato dal vivo. Mai successo prima nei venticinque anni da cui lo seguo in tutte le sue fasi: la pop, la sgalambrica, la sperimentale che per me resta la più entusiasmante. Conservo i suoi otto dischi incisi tra il 72 e il 78 a fianco dei cinque dischi bianchi di Battisti-Panella perché insieme mi hanno fatto perdere tante amicizie.
Ieri sera Battiato non ha negato nulla e grazie ai Subsonica c’è stato anche l’omaggio alla stagione 72-78, con “Fetus”. Senza alcun finto pudore artistico Battiato ha eseguito anche brani fin troppo ascoltati, come “Le stagioni dell’amore”, che per me resta la sua canzone più bella, con suoni come i raggi di sole al tramonto che colorano le nuvole. O i pezzi de “La voce del padrone”. Lui che potrebbe permettersi di snobbare il pubblico eseguendo composizioni wagneriane con cori russi, si è messo a cantare di palome e centri di gravità permanenti. Perché mi meraviglio di questo? Perché ricorderò sempre di aver assistito nel 1999 a uno dei primi showcase dei Verdena, dei quasi-Nirvana di origine camuna, tipici figli di quella emulativa musica finto-rock la new italiana il free jazz punk inglese. Avevano un repertorio di sette pezzi a dir tanto. E solo alla fine, quasi minacciati dallo scarso pubblico, il cantante annunciò con disprezzo che si sentivano costretti a eseguire Valvonauta, la loro unica e anche abbastanza limitata hit, uscita solo un mese prima. Ah l’umiltà degli artisti!

Quando arriva la fine cerchi di non fare bilanci, ma non riesci a non pensare a quanta fatica si spreca nel cercare i suoni, creare arrangiamenti, sondare filosofie e inventare nomi. Cosa arriva al pubblico? Seduto davanti a me sulla navetta c’era un trentenne con una sbiadita maglietta De Puta Madre portata senza alcuna vergogna per il tragico ritardo rispetto ai crudeli tempi delle mode. Chiamava un amico nella Locride con un Nokia ormai di valore archeologico e cover dai disegni tribali scrostati. “Sono a Torino, a un concerto. C’erano i Subbesonica!”
Era felice nel dirlo, così come sarà stato felice nell’ascoltarli. Noi lì a posare da intellettuali e artisti, a interrogarci per quattro giorni su Berlino e lui, estraneo a tutto, racchiudeva la sua gioia esplosiva in quell’epitesi che nei dialetti meridionali evita le terminazioni ossitone dei monosillabi e crea strani incroci tra un Subbuteo e una band torinese. Io sulla navetta a pensare alla tristezza della fine e lui che ogni giorno conosce solo gli inizi di piccole felicità scoppiettanti.

Allora ho deciso che avrei fatto terminare questa breve avventura torinese qualche ora prima di quel momento, in un’isola della giornata in cui ero stato felice. Ho abbassato lo sguardo sul mio orologio, una riproduzione del monoscopio televisivo che desta invidia in chi lo vede. Era mezzanotte e mezzo. Ho iniziato a far ruotare la corona per riportare indietro le lancette.
Ecco le ventitré: mi sposto perché una petulante spettatrice si lamenta con il suo abbronzato accompagnatore di come il pubblico non reagisca con entusiasmo alla musica e inizia a urlare con voce stridula.
Ecco le ventidue e trenta: l’inizio del concerto di Battiato. Sono davanti al suo camerino, in attesa che mi intervistino per un documentario su Traffic e lui passa a pochi metri da me e c’è Sgalambro che sulla porta guarda fuori il cielo come l’omino nelle vecchie casette segnatempo.
Ecco le ventuno e quarantacinque: sul palco ci sono Anthony and the Johnson, un act forse troppo delicato per una situazione di massa come il festival, ma comunque suggestivo.
Ecco le diciannove. E’ l’ora dell’imbarazzante performance di Meg ai Giardini Reali nel tardo pomeriggio. Un successo su tutti i fronti per Meg: impegnata doppiamente come lettrice di testi di Saviano e cantante, non è riuscita a far bene nessuna delle due cose. Serve talento anche in questo.
Ecco le diciassette. Sono in via Garibaldi e torno a passo spedito in albergo. Ero uscito poco prima per andare a visitare qualche libreria antiquaria di via Po attratto dai volumi con xilografie seicentesche che non potrò mai permettermi. Mi sono poi fermato a uno dei banchetti che vendono volumi usati perché in uno scatolone seminascosto c’erano due vecchi Classici di Walt Disney e il numero 696 di Topolino del 30 marzo 1969. Li ho comperati per cinque euro. Per questo sto camminando di corsa.
Voglio tornare al più presto in albergo, spegnere il telefono, starmene da solo. Non condivere con nessuno questa mia piccola gioia inutile. Non pensare al giorno che finisce. Prendere l’ultima albicocca rimasta nel frigobar. Mettermi sul letto. Lasciarmi avvolgere dal flusso malefico dell’aria condizionata a 18 gradi. Non pensare a Traffic che finisce. Perdermi nella lettura del numero 696 di Topolino. Tornare a un pomeriggio del marzo 1969. Non pensare alle cose che finiscono. Tornare a quando “tutto-questo” doveva ancora cominciare. Mercoledì scorso o 38 anni fa, non ha importanza.

www.tommasolabranca.eu

Etichette: , ,

 
sabato 14 luglio 2007
  quanto tempo era che non postavo le foto del cellulare


















Etichette:

 
venerdì 13 luglio 2007
  io&te4msc
io sto a 4 metri sopra il cielo, che a 3 c'è troppa gente

Etichette:

 
giovedì 12 luglio 2007
  feist my moon my man

Etichette:

 
lunedì 9 luglio 2007
  Kalief ft. Fabrizio Corona - Corona Non Perdona
 
sabato 7 luglio 2007
  ildeboscio, frangetta the movie

Etichette:

 
venerdì 6 luglio 2007
  Le Grand Content
Le Grand Content examines the omnipresent Powerpoint-culture in search for its philosophical potential. Intersections and diagrams are assembled to form a grand 'association-chain-massacre'. which challenges itself to answer all questions of the universe and some more. Of course, it totally fails this assignment, but in its failure it still manages to produce some magical nuance and shades between the great topics death, cable tv, emotions and hamsters.

Etichette: , ,

 
giovedì 5 luglio 2007
  google's master plan

Etichette:

 
mercoledì 4 luglio 2007
  Rassegna stampa


Ehi Paris, ho saputo che ti hanno scarcerato!

Paris Hilton

Si grazie Fabbrì, le tue foto hanno provato la mia innocenza. Ragazzi guidate con prudenza.

Cesare Previti

Siete due barboni.

Etichette: ,

 
martedì 3 luglio 2007
 
Se c'è un Dio, il caos e la morte figureranno nel novero dei Suoi attributi, se non c'è, non cambia nulla, poiché il caos e la morte basteranno a se stessi fino alla consumazione dei secoli. Non ha importanza quello che si incensa, si è vittime della caducità e della dissoluzione, qualsiasi cosa si adori non si eviterà nulla, i buoni e i cattivi hanno un solo destino, un unico abisso accoglie i santi e i mostri, l'idea di giusto e di ingiusto non è mai stata altro che delirio, al quale ci appigliamo per ragioni di convenienza. In verità, l'origine delle idee religiose e morali è nell'uomo, cercarla fuori dell'uomo è un nonsenso, l'uomo è un animale metafisico, il quale vorrebbe che l'universo esistesse solo per lui, ma l'universo lo ignora, e l'uomo si consola di questa indifferenza popolando lo spazio di dèi, dèi fatti a sua immagine. Sicché riusciamo a vivere accontentandoci di princìpi vuoti, ma questi princìpi così belli e così consolanti cadono nel nulla quando ci si aprono gli occhi sulla morte e sul caos da cui viviamo avvolti, in costante pericolo. La fede non è che una vanità tra le altre e l'arte di ingannare l'uomo sulla natura dell'uomo.

Etichette:

 
lunedì 2 luglio 2007
 
oggi mentre facevo il solito giro di viatosto
al secondo giro mi è apparso dio
un triangolo su una nuvola
paradossalmente, come ha detto lui, dove c'è la chiesa
chiesa di viatosto
e mi ha detto
- senti edoardo, porca puttana, ascolta bene
come vedi io sono un triangolo su una nuvola
e le nuvole ho fatto a mia immagine e somiglianza
e il paradiso infatti è tutto pieno di nuvole
perchè il paradiso è delle nuvole
io gliel'ho anche detto a tutti i cazzo di mosè e gesù cristo e maometto, solo che loro mi dicevano
che se tornavano giù che il paradiso era solo per le nuvole, i bifolchi dei fedeli li sparavano
allora loro facevano i dipinti con il paradiso con le nuvole, ma anche gli altri
tipo quelli che si fanno aggiungere nelle foto di gruppo con berlusconi
per cui adesso senti benein paradiso ci sono le nuvole, perchè il paradiso è delle nuvole, che sono fatte come me, dio
poi da qualche parte ci sono gli uomini e le zanzare e i fiori e le pietre che non non so dove mettere e non me ne fotte un cazzo

Etichette:

 
domenica 1 luglio 2007
 
Ho comprato un porsche e
questa sera vado davanti all'Old Fashon
a trovare una ragazza che mi ami per quello che sono

Etichette:

 
Google
 
Archivi
marzo 2003 / aprile 2003 / maggio 2003 / giugno 2003 / luglio 2003 / agosto 2003 / settembre 2003 / ottobre 2003 / novembre 2003 / dicembre 2003 / gennaio 2004 / febbraio 2004 / marzo 2004 / aprile 2004 / maggio 2004 / giugno 2004 / luglio 2004 / agosto 2004 / settembre 2004 / ottobre 2004 / novembre 2004 / dicembre 2004 / gennaio 2005 / febbraio 2005 / marzo 2005 / aprile 2005 / maggio 2005 / giugno 2005 / luglio 2005 / agosto 2005 / settembre 2005 / ottobre 2005 / novembre 2005 / dicembre 2005 / gennaio 2006 / febbraio 2006 / marzo 2006 / aprile 2006 / maggio 2006 / giugno 2006 / luglio 2006 / agosto 2006 / settembre 2006 / dicembre 2006 / gennaio 2007 / febbraio 2007 / marzo 2007 / aprile 2007 / maggio 2007 / giugno 2007 / luglio 2007 / agosto 2007 / settembre 2007 / ottobre 2007 / novembre 2007 / dicembre 2007 / gennaio 2008 / febbraio 2008 / marzo 2008 / aprile 2008 / maggio 2008 / giugno 2008 /



mail & msn: edoardo@dezerto.com

Powered by Blogger

Iscriviti a
Post [Atom]