letture corsare
sabato 19 giugno ore 19, alba caffé akash: reading & dj set ildeboscio, frangetta
domenica 22 giugno ore 17.30, alba cortile municipio: dj set tommaso labranca e fabrizio zuffanti
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brucia musiclandia brucia
Ogni peggio film di nostalgia der kazzo ha la scena che il cinema chiude per fare posto al centro commerciale.
Ad Asti ci sono già sia i cinema che i centri commerciali, e allora giusto per si è deciso che chiude il negozio di dischi, che si chiama Musiclandia, e già lì.
Cioè non è che chiude, semplicemente invece che vendere i dischi, che faccio molto prima di vestirmi prendere la macchina parcheggiare nella loro merdosissima via prendere il cd di merda occhieggiare alla moglie (che sarebbe l’unica ragione di) pagare, no, faccio molto prima a fare cerca KAISER CHIEFS RUBY RUBY RUBY e ce l’ho, no, invece che vendere i dischi adesso venderanno tutti gli orsetti sbaciucchioni io e tre metri su per il culo ecc.
che ficata se adesso inventano l’emule che ti fai il download dell’orsacchiotto via stampante e così li fanno chiudere x sempre
eccetto la moglie che già dicevamo che
tratto da
http://www.cronachesatte.it/requiem-for-a-dream/Etichette: asti
bye bye baby

oh, finalmente mi hanno cacciato, posso tornarmene in sacrestia
peccato solo che avevo ancora dei ruderi da piazzare dentro una rotonda
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frangetta astigiana
accumulo amici
vado al cinemasta
conosco briatore
conosco galvagno
vivo in piazza medici
ho il terrazzo
compro i FMR
facevo il classico
facevo lettere
faccio la holden
faccio il dams
faccio la copy
me ne andrò da asti
aprirò un caffè letterario
avevo un wine-bar
faccio la comparsa
faccio i videoclip
faccio teatro
organizzo passepartout
vado in biblioteca
organizzo feste
vado alle feste di goria
mi metto gli occhiali grossi
mi tolgo gli occhiali grossi
faccio foto in digitale
faccio le rivistine
faccio i giornaletti per la biblioteca
mi occupo di marketing
anzi no di viral marketing
ho il portatile
vado alle feste del centro giovani
faccio psicodanza
che bravo baricco
che bella asti a settembre
le manifestazioni
io aderisco
guardami guardami ho roba di londra
bevo solo il breezer e il cuba libre
sono una tipa con tanti interessi
uuuuuuh se ho tanti interessi
almeno due volte al mese a milano
quanto mi diverto
vado alla collina delle sette streghe
vado in toscana
andavo al cd
ma ha riaperto il cd?
andiamo al diavolo
ci sono miei amici troppo simpa
sono ricca
ho la frangetta
sono estroversa
sono introversa
chattiamo su messenger
ti faccio vedere le foto del mio gatto
posto sul blog foto del mio gatto
ti mando una canzone troppo bella
questa sera andiamo all'hiroshima mon amour
cazzo che flash
facciamoci una canna
la bamba no, è da Ligure
mi piacciono i ragazzi con la macchina bella
a me piace il jeep
a me piace il cayenne
che bello il controfestival
che bella la fondazione rebaudengo
quanta creatività
basta, paolo conte ha rotto le palle
ho fastweb
mi scarico un film di Kitano,
Kiarostami, Watanabe, Makhmalbaf
andiamo da H&M
non mi piace il cinema italiano
due stanze una cucina
andiamo a Cannes
i miei genitori non mi capiscono
mi danno solo i soldi
mio papà mi dice solo porco dio
mi costi 5000 euro al mese
laureati cretina
che io non ho potuto
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il locale definitivo
cascina langaEtichette: asti, locali, ristoranti
L'anno che l'Italia vinse i mondiali di calcio




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Fabbrichetta din tei
In ritorno al futuro, la mamma giovane credeva che Michael J. Fox si chiamasse Levi's Strauss, perché questo era il nome cucito sui jeans.
Henry Ford diceva che c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.

La moda dell'autunno, qui ad Asti, è diventata comprarsi una fabbrica in Romania.
Gli amici, con 10.000 euro, si comprano la fabbrichetta che produce magliette, 6 operaie, un po' di macchinari.

Nel frattempo, assisistiamo alla polverizzazione dei marchi: hijo de puta, guru, la martina, ildeboscio, de puta madre.
Oramai non ha + senso mettersi maglie scritte da altri.

Il brand altrui sta diventando una cosa vecchia da anni '50, come andare a vedere lascia o raddoppia al bar perché non hai la tele in casa, o internet.
Ora abbiamo tutti il pc in casa, ci disegneremo le nostre magliette, avremo il nostro brand, ne venderemo / regaleremo agli amici come lo zio vendemmia e poi offre le bottiglie polverose ai vicini.

E come nella corsa all'oro o alla new economy, gli unici a guadagnarne saranno quelli che forniscono le infrastrutture, le pale allora, la fibra ottica e i router adesso.

Basta casa a Santa. Ci troveremo nei night di Tulcea o Costanza, con le nostre fidanzate rumene, per i nostri periodici controlli della produzione.

La linea verde presto, invece che Gessate, avrà come capolinea Timisoara.

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Contadini

Grandinata epocale.
Tra poco, quando inizierà a spiovere, il cuore traboccante disillusione e speranza, i contadini saliranno il Bricco Cremosina, per vedere lo stato dei grappoli.
Come andare a vedere i tabelloni degli scrutini liceali, o lanciare il programma che stampa le fatture.

In ogni passo che lasciano nel fango della vigna, muore una parte di loro, quello che avrebbero potuto essere e non saranno, il liceale che va a vedere i tabelloni, il consulente che lancia il programma.
Essere giovani vuol dire poter pensare di
essere tutto.
Diventare adulti è accettare di essere solo qualcosa di quel tutto, e convivere con l'infinita tristezza che dà abbandonare parti di sè nell'aut-aut della vita.
Gli eterni trentenni preferiscono continuare a
essere niente, per poter ancora sperare di essere quel
Tutto che non saranno mai.
Uno immagina per i figli tutto, e poi i figli diventano sempre qualcosa di diverso da quello che si immaginava.
Un figlio down rimane
niente e per questo è
tutto, è eternamente figlio e in quanto tale non delude i genitori, ripaga l'enorme sconforto e le fatiche che avere un figlio down comporta.

I figli dei contadini rimangono in campagna, e poi non trovano donne perché le donne non vogliono rimanere imprigionate nei filari del Bricco Cremosina, e allora discendono la collina delle loro aspettative e sposano badanti rumene, peruviane.
E così le stagioni si susseguono, al battito del cuore ogni volta per un povero sorriso o una grandinata.

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La leva calcistica del '74

Alla fine quello che conta non è vincere o perdere, giocare bene o giocare male.
Quello che conta è rimanere in serie A anche se la squadra retrocede, non finire in tribuna o in panchina, e quando la punta ti va via, mentre si avvicina alla porta, pregare che non segni.
E avere tu una punta o una moglie o un suocero che ti trascina avanti, un centrocampista o un dipendente che ti tiene a galla, indovinare quel tiro in porta con effetto da 30 metri alla laba, fare come il ferro, impegnarsi in allenamento per guadagnare una maglia da titolare, il sabato andare in disco, la domenica fare schifo, ma tanto poi in allenamento riguadagni la maglia.
Oppure non conta niente di tutto questo, non contano i cross, non contano le scivolate, ma solo i ricordi: i ricordi dei ragazzi del Parco Biberach, che poi accendi la tv e i lanci già perfetti di Paro adesso sono in serie A nel Siena, oppure bianchi che stava in porta che ora commenta Toro-Perugia dal Delle Alpi per Tele Nova, oppure tu che domani c'è la semifinale del torneo aziendale.
Oppure la rovesciata del Lomba quella volta che abbiamo vinto il torneo di Portacomaro, quando la società sportiva F.lli Ingrao Impermeabilizzazioni invece che ingaggiare tre brasiliani aveva ingaggiato tre sintu, oppure ascoltare O Fortuna prima della finale a Castiglione, la vaselina che spunta dal borsone del bino e le solite battute da spogliatoio, i racconti delle partite sulla spiaggia a San Sebastian, una vita che gioco con Nico e riuscire ancora a litigare come Sandra e Raimondo, e telefonargli da Parma per sapere come è andata o lui che mi manda i ritagli del giornale con le partite a Lisbona, quella volta che giocammo il torneo di Grazzano incontrando tutte le squadre sulla strada da Asti a Casale, e la sera che perdemmo la finale lo schianto in macchina, contro un albero che adesso non c'è +.
Questo post è come una mia azione: ho riconquistato palla con le unghie e con i denti, e ora non so a chi darla, alzo la testa, c'è il Laba, la passo a lui, Laba concludi tu.
Nostalgia da 2 soldi.Grande Laba.
Fino a che saremo almeno 5, nonostante le donne, i figli, il lavoro, le distorsioni, gli stiramenti, le ferite, le gambe che fanno male, andremo avanti: che altro si potrebbe fare?
Dai raga, saliamo!!! Credici, credici! Oh, scala sul 9...Ehi 2, che cazzo spingi? Ma va, va, sburambuca.... Taglia in mezzo! Oh, posso tirarla io questa?Etichette: asti, calcio
Stasera ke vergogna
Asti: Lella Costa per la riscossa del chinottoLella Costa passò le sue estati da bimba a Costigliole d’Asti, dalla nonna materna, Fiorentina, che aveva una tipografia e l’unica cartolibreria del paese. Ricorda con emozione l’odore dell’inchiostro e il profumo dei quaderni nuovi. E tra le sue memorie di bambina c’è anche quel gusto tra l’acidulo e l’amarognolo, mitigato dalla zucchero, e quel pizzicore in gola di una bibita bevuta fresca con la cannuccia dalle bottigliette panciute di vetro: il chinotto. Nonè solo l’attrice anon averlo dimenticato. Prima silenziosamente e poi via via più convinti i «chinottisti» hanno abbandonato i mormorii dei nostalgici del gusto, si organizzano, trovano alleati, crescono anche tra i giovani. Deve essere successo qualcosa nelmondo dei soft-drink se il gigante della Coca-Cola Company ha dovuto arrivare sul mercato con la versione «nera» della Fanta, che niente altro è se non il vecchio, caro chinotto.
E un altro gigante multinazionale come la Nestlè, che controlla la San Pellegrino, ha puntato deciso sul nuovo chinotto con lo slogan che sanno di sfida commerciale alla conquista dei palati: «L’altro modo di bere scuro», oppure «Bevete fuori dal coro». Ma il chinotto in realtà che cos’è, da che cosa deriva, qual è la sua storia? Se lo sono chiesti al circolo «Diavolo Rosso» di Asti (piazza San Martino 0141- 355699), dove al bancone dei cocktail, accanto alla «barberoteca» il chinotto è da sempre l’ospite d’onore (anche nelle versione «ginotto », con gin e «Havanotto», con rhum cubano). Martedì dalle 21 hanno organizzato una «serata chinotto», incontro ludico-didattico con degustazione alla cieca e comparata di marche selezionate. Ingresso a 10 euro che andranno ad Emergency (Gino Strada, il medico che l’ha fondata è un fans del chinotto). Ospite d’onore sarà proprio Lella Costa che sulla rivista di «Slow Food» al chinotto ha dedicato un’ode. Del resto, nel mondo dello pettacolo «il nostro» ha convinti estimatori: da Guccini che lo ha citato più volte a Paolo Conte.
Chinotto, Diavolo Rosso, Lella Costa, Emergency, Gino Strada, gigante multinazionale, Slow Food.
Meno male che stasera mi fermo a Milano.
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Le colline non sbagliano mai

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adriana & settembre

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nik

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[ASTI LIVE] M-LA ING FEST
New optical e metrosexual abilmente mischiati, esponenti della sinistra equa & solidale ma anche kattivi duri&puri: la festa di laurea in ing di
M-LA ha radunato in modo trasversale tutto l'AstJet-Set, per una serata in linea con le tendenze più fresh del momento perché, come recita Wallpaper*,
il locale più esclusivo è casa tua. 
All'insegna del
vorrei & posso il sontuoso catering approntato da G. e M-LA, tutto orientato alla astigian style che suscitò la gioia di palati illustri come Nietzche e Balzac.

Tra gli invitati, la creme brulee della società astigiana, dall'architettura alla medicina...

...al latinloverismo.

Aldilà della riuscitissima festa, inutile dire che le ardite traiettorie, che già si dipanavano tra righe di
blog e campi di calcio, ora si spiegheranno con maestosità anche nell'edilizia civile: tnx M-LA!:)
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Noi Due
Noi Duedi Davide Cavagnero
Editrice Meridiano ZeroGia' disponibile nelle librerie di Asti e nel resto del Regno.


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Paolo Gay
Tra le tanti passioni che condivido con pochi uomini e molte donne, una di queste è Paolo Gay, il Dylan Dog astigiano.
Ecco tre ricordi di Paolo per imparare ad amarlo.
1) Paolo Gay che si presenta a un dibattito sul cinema a Palazzo Nuovo come autore di "O me la dai o scendi".
2) Paolo Gay che ad un esame, alla domanda "su che testo ha studiato" risponde "non mi ricordo, quello con la copertina gialla" e poi prende 30.
3) Paolo Gay che, un sabato di agosto di un anno che c'era il raduno mondiale della gioventù cattolica, dopo squallida partita 4 contro 4 a porte piccole al Salera, chiosa: "comunque meglio qui che a Roma a fare il coro da stadio GIOVANNI PAOLO! GIOVANNI PAOLO!".
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Dandies
Il motto dei dandies inglesi di fine ottocento era
Never apologize, never explain .
Il motto del maggior dandy astigiano di fine novecento, Cuscela, è simile:
Negare, negare sempre.
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Fabio Volo e la fame nel mondo
L'estate scorsa ad Astimusica era venuto a suonare Venditti, con quel concerto bislacco in cui introduceva ogni canzone con un discorso inutile di 15 minuti, convinto che il mito dell'infallibilità che ormai si attribuisce alla popstar nell'esercizio delle sue funzioni (i concerti sono diventati riti sacri e il Vaticano se ne è accorto, per questo obbligavano quel povero Papa a sentirsi Bob Dylan live) lo avrebbe esentato da qualsiasi critica.
Gli astigiani che erano al suo concerto l'estate scorsa iniziarono a fischiarlo, urlargli
"canta invece di parlare", tanto che alla fine Venditti a metà concerto ha preso e se ne è andato, raccogliendo con quel gesto gli unici applausi della serata.
Quest'estate invece per Astiteatro è venuto Fabio Volo a rappresentare un testo di Silvano Agosti, che racconta la storia (cito dall'articolo di Carlo Francesco Conti sulla Stampa di oggi)
di un ragazzino che immagina ossessivamente bambini idropisiaci in agonia a milioni e perciò decide di tagliarsi pezzi del corpo un po' per volta, spedendoli a un'organizzazione affinchè li utilizzi per aiutare gli affamati.Finita la rappresentazione, parte il dibattito, si alza una ragazza e chiede:-
Volevo sapere se l'incasso della serata sarà destinato ad alleviare la fame nel mondo, e cos� quel paraculo di Agosti e il povero Fabio Volo sono rimasti lì a spiegare che no, ma, però, il senso era quello di sensibilizzare per...
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Nella vita di una donna c'è sempre un momento di sfiducia, dove crede di non piacere a nessuno e allora per dimostrare il contrario prende il primo che passa. E io ero lì, pronto a cogliere l'occasione.Raccontatami questa sera all'Assedio di Canelli.
Etichette: asti, life
Una recensione del mio blog da parte di Carlo Francesco Conti, pubblicata su La Stampa del 28 maggio 2003.
Una delle ultime tendenze di Internet è quella di affidare il proprio pensiero ai cosiddetti "blog": siti in cui riversare frasi e altro come in un diario, lasciandoli a disposizione di chiunque. Non è una novità, ma il fenomeno si è messo in evidenza negli ultimi mesi. Anche ad Asti è possibile trovare un blog, anzi tre. Dalla home page si può scegliere se consultare quello dedicato all'informatica e alle consulenze specifiche, oppure quello letterario dell'Hotel Calliope(esperienza iniziata all'epoca del sito di Oasi), e quello più personale con riflessioni che spaziano dall'attualità all'arte.
Dalla grafica pulita, di facile lettura, i "blog" permettono di lasciare i propri commenti ad ogni frase. E' un apostolo della pratica del "blog", che proprio nel momento di maggior popolarità sta trovando i primi detrattori. E invoca maestri e predecessori di tutto rilievo. Secondo lui il primo "blogger" della storia è stato Giacomo Leopardi con il suo Zibaldone.Etichette: asti, cronaca, life