XKE' DIO PERMETTE ALLE PERSONE BUONE DI LEGGERE SOCCI?
Federica e noi nel paradiso senza Crocefissi
I socialisti di Zapatero hanno annunciato di voler togliere i crocifissi dagli spazi pubblici. Il caso ha voluto che la notizia uscisse in contemporanea con l’assassinio di Federica, proprio in Spagna, a Llorett de Mar, in un divertimentificio che è il nuovo santuario dello sballo giovanile. Dove la discoteca è – come ha spiegato Vittorino Andreoli – la cattedrale pagana di “un grande rito di trasformazione collettiva” che fa dimenticare la vita e la realtà. Gli ingredienti (anche chimici) di questa “nuova religione” sono noti, con il solito comandamento: “vietato vietare”. La felicità si trova davvero lì? E perché Federica ci ha trovato la morte, macellata come un agnello?
Nessuno ci riflette. Nell’euforica Spagna le autorità sembrano preoccupate soprattutto che il delitto non porti pubblicità negativa alla località turistica. E vai con la tequila bum bum, dimentichiamo la povera Federica e via i crocifissi. Anche noi da tempo li abbiamo tolti dai cuori, oltreché dalla vita pubblica. Anzi, l’immagine del crocifisso o quella della Madonna vengono periodicamente dileggiati da sedicenti artisti in nome della libertà d’espressione. Del resto il Papa stesso subisce questa sorte nelle manifestazioni di piazza della sedicente “Italia dei migliori”. E la fede cattolica viene azzannata, senza alcuna obiettività, in programmi televisivi che, se fossero realizzati contro qualsiasi altra religione, scatenerebbero subito l’accusa di intolleranza o razzismo. Contro Gesù Cristo invece sembra che tutto sia permesso.
Poi, quando ci visita il dolore o si consuma la tragedia o assistiamo all’orrore, gridiamo furenti – col dito accusatore – “dov’è Dio?”, “Perché non ha impedito tutto questo?”. Dopo l’ecatombe dell’ 11 settembre a New York si alzò questo stesso grido e una donna, in tutta semplicità, parlando in televisione rispose così: “per anni abbiamo detto a Dio di uscire dalle nostre scuole, di uscire dal nostro Governo, e di uscire dalle nostre vite. E da gentiluomo che è, credo che Lui sia quietamente uscito. Come possiamo aspettarci che Dio ci dia le Sue benedizioni, e la Sua protezione, se prima esigiamo che ci lasci soli?”.
Continuava ricordando quando si lanciò la crociata perché non si voleva “che si pregasse nelle scuole americane, e gli americani hanno detto OK. Poi qualcun altro ha detto che sarebbe meglio non leggere la Bibbia nelle scuole americane. Quella stessa Bibbia che dice: ‘Non uccidere, non rubare, ama il tuo prossimo come te stesso...’, e gli americani hanno detto OK. Poi, in molti paesi del mondo, qualcuno ha detto: ‘Lasciamo che le nostre figlie abortiscano, se lo vogliono, senza neanche avvisare i propri genitori’. Ed il mondo ha detto OK”.
Si girano film e show televisivi che sommergono le anime di fango. E si fa musica che celebra violenza, suicidio, droga o ammicca al satanismo. E tutti trovano questo normale e dicono che è solo un gioco, com’è normale che, secondo le statistiche, un bimbo italiano, prima di aver terminato le elementari, veda in media in tv 8 mila omicidi e 100 mila atti di violenza, ma per carità togliamo la preghiera dalla scuola ché sarebbe un atto di “violenza psicologica”.
”Ora” proseguiva quella donna americana “ci chiediamo perché i nostri figli non hanno coscienza, perché non sanno distinguere il bene dal male, e perché uccidono così facilmente estranei, compagni di scuola, e loro stessi. Probabilmente perché, com’è stato scritto, ‘l'uomo miete ciò che ha seminato’ (Galati 6:7). Uno studente ha ‘sinceramente’ chiesto: ‘Caro Dio, perché non hai salvato quella bambina che è stata uccisa in una scuola americana?’. Risposta: ‘Caro Studente, a Me non è permesso entrare nelle scuole americane. Sinceramente, Dio’ ”. Tutto questo non è solo americano. Dopo Auschwitz una folla di intellettuali accusò Dio: “Dov’eri? Come hai potuto permettere tutto questo?”. Nessuno ricordava quale fu la prima battaglia fatta dal nazismo appena arrivato al potere: la guerra dei crocifissi. Il nuovo regime pretese di spazzar via da tutte le scuole l’immagine di Gesù crocifisso. Fu uno scontro durissimo e la Chiesa fu praticamente lasciata sola a sostenerlo. Dov’erano gli intellettuali? Poi il nazismo, fra il 1939 e il 1940, spazzò via migliaia di “crocifissi viventi”, una eutanasia di massa per 70 mila disabili e malati mentali: ritennero le loro delle vite indegne di essere vissute e dettero loro “la morte pietosa”, ma anche in quel caso la Chiesa fu lasciata quasi sola perché nei cuori il crocifisso era stato spazzato via dalla pagana e feroce croce uncinata. E così alla fine Hitler scatenò la guerra e la Shoah. Dov’era Dio? Era stato cacciato da tempo. E stava agonizzando nei lager con Massimiliano Kolbe, Edith Stein o Dietrich Bonhoeffer, accanto a una moltitudine di croficissi.
Siamo la generazione che ha visto poi consolidarsi nel mondo il più immane tentativo di strappare Dio dai cuori, imponendo l’ateismo di Stato: l’impero comunista che si è risolto nel più colossale genocidio planetario di uomini e popoli. Tutto questo c’insegna qualcosa? No. Noi siamo la generazione che non impara dalle tragedie del suo tempo. E per questo forse sarà destinata a ripeterle. Non abbiamo forse consegnato la costruzione europea a una tecnocrazia laicista e dispotica che ha voluto strappare le radici cristiane dell’albero europeo? Ed eccoci all’inverno demografico, al declino e all’invasione islamica.
Un grande economista come Giulio Tremonti, nel suo celebre libro, ha affermato che il riscatto è possibile solo con una rinascita spirituale. Ma noi siamo “gli uomini impagliati” di Eliot, con la testa piena di vento e il cuore pieno di solitudine. Abbiamo sputato su Gesù Cristo e sulla Chiesa credendo che questo fosse “libertà”, poi ci troviamo soli o disperati e allora puntiamo il dito accusatore sulla presunta “indifferenza” di Dio. Di quel Dio che non cessa un solo giorno di darci il respiro e di farsi incontro a noi.
Siamo la generazione che non sa più dare senso alla vita, né speranza ai propri figli, che vede addensarsi all’orizzonte nubi cupe di crisi planetarie, di guerre, di carestie, ma non afferra la mano della “Regina della Pace”, presente fra noi per salvarci. Perché si ride del Mistero e del soprannaturale, mentre si va da maghi e astrologi, perché si crede ai giornali e a internet e non al Vangelo, perché si irride chi parla di Satana e dell’Inferno, ma si affollano come non mai sette sataniche o esoteriche, perché si venerano le maschere vuote dei palcoscenici e della tv e si disprezzano i santi, perché si crede che libertà sia poter fare qualunque cosa, anziché essere veramente amati.
Questa stagione iniziò nel ’68, quando si cominciò a sparare sulla religione come “oppio dei popoli”, così oggi l’oppio (o la cocaina) è diventata la religione dei popoli, anche di notai, industriali e deputati. Nietsche tuonò contro il crocifisso perché – scrisse – abolì i sacrifici umani che erano il motore della storia pagana. E infatti oggi, cancellato il crocifisso dai cuori, sono tornati i sacrifici umani. Siamo la generazione che ha assistito tranquillamente in 30 anni allo sterminio – con leggi degli Stati – di un miliardo di piccole vite umane nascenti, il più immane sacrificio umano della storia. La generazione che torna a discettare di vite “indegne di essere vissute”, che pretende di trasformare i più piccoli esseri umani in cavie da laboratorio, che esige – specialmente “in nome della scienza” - che tutto sia permesso. In effetti “se Dio non c’è, tutto è permesso”. Ma con quali conseguenze?
L’abbiamo visto nel recente passato. E siccome non ne traiamo le conseguenze lo vediamo nel presente e ancor più lo vedremo nel futuro. Qualcuno ha osservato: “Strano come sia semplice per le persone cacciare Dio per poi meravigliarsi perché il mondo sta andando all'inferno”.
Antonio Socci
Da “Libero”, 11 luglio 2008
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le foto del giorno



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Nazismo & Società: caso Erba
raffaella castagna era brutta -> bellezza come gerarchia sociale -> discesa della gerarchia sociale -> marito extracomunitario -> vicini spazzini
il marito, azouz -> matrimonio di convenienza x l'ascesa
coniugi bazzi -> visione basica della vita -> lettura dei vicini come protoplasma antisociale -> risposta senza mediazioni sovrastrutturali -> eliminazione
azouz ne trae benificio, ma fortuitamente -> liberato dal vincolo ma fruitore dei benefici connessi ->non è comunque preparato alla sua elevazione
caduta
l'esaltazione dello stato delle cose è totale, la lateralità delle forme di vita minori, la loro inutilità
pangloss would love it
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corona's deboscially correct
“Non mi scandalizzo.
Il dolore è dolore, anche se ci metti sopra dei soldi non sparisce, fa sempre male Sarà pure una coincidenza, ma in uno dei giorni più cupi di questa storia, quello ventoso del funerale in Tunisia, spunta Fabrizio Corona, il re delle paparazzate più fatue e dei veleni in formato Nikon digitale. Compare con gli stivali pitonati a punta, il gessato scuro, la pelle abbronzata, le catene d’oro al collo, i capelli raccolti e inzuppati nel gel, all’aeroporto di Malpensa, settore imbarchi internazionali, volo Tunis Air delle 17, destinazione Tunisi.
E’ a metà della fila, con borsa Vuitton, mentre davanti a lui stanno passando i controlli di polizia i membri superstiti della famiglia Castagna, il sindaco di Erba, una manciata di assessori, due amiche di famiglia, una decina di fotografi spediti dai settimanali, sei operatori delle maggiori emittenti tv, una dozzina di giornalisti della carta stampata. C’e’ tensione. I giornalisti non perdono di vista i Castagna. Gli amici della famiglia fanno argine. Qualcuno prova a forzarli. Ci sono spinte, proteste. Nella stiva sono già state imbarcate le due bare, quella di Raffaella e quella di suo figlio, il piccolo Youssef, ma nella superficie degli imbarchi la vita fa finta di niente.
Dieci metri più indietro Fabrizio Corona e’ al telefonino. Secondo le intercettazioni disposte dal pm Henry John Woodcock, quello dell’inchiesta su Vallettopoli che lo tiene sotto controllo da ottobre e lo arresterà un mese e mezzo più tardi, sta parlando con Francesco Coco, il calciatore.
Corona: “Oh, mi sto imbarcando, ci vediamo mercoledì. Torno mercoledì. Vado in Tunisia”.
Coco: “Beato te”.
Corona: “No, vado a fare quella roba di Azouz. Sai quello che gli e’ morto la moglie e il figlio… Ho chiuso l’esclusiva per “Chi” e l’intervista per Costanzo… Quindi vado giù che c’e’ il funerale domani mattina”.
Coco: “Ah…”.
Corona: “Non e’ una bella roba. Quindi ritorno mercoledì, così chiudiamo tutto. Va bene?”.
Fabrizio Corona sembra finto e invece e’ vero. Sembra la caricatura di un gangster, con le giacche a righe, gli anelli, i tatuaggi, i muscoli, le pupe, la Bentley da 530 cavalli. Invece di mestiere produce cibo per casalinghe, sogni per i parrucchieri, brufoli di invidia per le ragazzine E’ nato a Catania il 29 marzo 1974. E’ cresciuto a Milano in mezzo ai giornali, magari anche soffocato dai giornali, e perciò con la voglia strafottente di avvelenare la loro anima per dispetto e per godersi le conseguenze. Il che potrebbe avere anche una spiegazione psicanalitica, vai a sapere, visto che suo padre Vittorio, invece i giornali li amava, li inventava, li accudiva.
Ho conosciuto Vittorio Corona ai tempi in cui creò “Moda” e “King”, i più allegri e intelligenti mensili dei tristi Anni 80, quelli di Craxi, di Andreotti, della truffa collettiva dei Bot, della moltiplicazione del debito pubblico. In controtendenza con l’ossessione del denaro e del cinismo montante, i suoi giornali giocavano a sorpresa con il nuovo star system televisivo, il divismo da tabloid. Sceglievano l’ironia anche nelle foto: mai enfasi, ma tagli di luce spiazzanti, E nelle storie scritte una chiave per trasformare anche la vita quotidiana in un’avventura e una scoperta.
L’ho rivisto mentre, nei mesi elettorali del 1994, fabbricava la prima pagina de “La Voce”, il quotidiano appena fondato da Indro Montanelli. Vittorio lavorava fino all’alba. C’erano pochi soldi e zero mezzi. Per affetto teneva il vecchio all’oscuro di tutte le difficoltà. Ogni tanto – visto che Indro fronteggiava l’insonnia dentro alla sua doppia stanza del Residence Maria Teresa con la sola compagnia della sua Olivetti Lettera 22 - lo chiamava di notte per rassicurarlo: “Ce la faremo”.
“La Voce” campò pochi mesi, a cavallo tra il 1994 e il ’95 causa pochi lettori, poca pubblicità, “nemici spietati”. Chiuse senza rancori, Montanelli ringraziando i lettori, Corona “gli amici coraggiosi”. Perché Vittorio era serio nel fare e nel disfare. Non gli piaceva vivere di risentimenti. Era troppo colto, elegante, per bene. Detestava litigare, detestava apparire. Aveva passioni gentili e ironia siciliana. Aveva buon gusto.
Dunque da dove viene suo figlio? Da dove arrivano le sue smanie? Da quale idea del mondo e della professione?
Un giorno di giugno a Milano, me lo racconta in una conversazione con adrenalina e un po’ di prosopopea, com’è nel carattere. E’ per di più il suo periodo di massimo splendore mediatico. Sta in classifica con il memoriale “La mia prigione”, cronaca dei suoi 80 giorni nel carcere di Milano per l’inchiesta del pm Woodcock. E’ in cima a tutti i rotocalchi. Ha raddoppiato (“rettifico: triplicato!”) il fatturato della sua agenzia. Ammiratrici ancora stazionano sotto alle sue finestre, in zona Garibaldi, Milano, ad aspettare che lui lanci le sue mutande griffate Corona’s.
Parla spavaldo, parla furente. Parte come un treno che non si ferma: “Mi piacerebbe sapere perché se Enrico Mentana fa quattro trasmissioni con Azouz e il pieno di ascolti e’ un grande giornalista. Se io invece gli organizzo le foto e una intervista, allora sono un figlio di puttana che lo sfrutta.
“Bruno Vespa che campa su Cogne da cinque anni allora cos’e’? Un giornalista investigativo, un raccontatore di storie italiane, o uno sfruttatore? Io dico che siamo tutti uguali, siamo giornalisti a caccia di scoop. Facciamo tutti lo stesso mestiere e il più svelto vince. Il fine giustifica i mezzi.
“Ti racconto. Quando Azouz Marzouk compare su tutti i giornali, mi sta simpatico alla prima occhiata. Mando un paio dei miei a fotografarlo. Un giorno ci parliamo al telefono. Ci vediamo. Ci conosciamo. Mi racconta la sua storia. Mi convince. No, non ci credo che sia uno spacciatore. Non prende un grammo di roba, mai. E’ pulito. E’ per bene. E’ una vittima. In più ha la faccia che buca il video. E siccome penso che sia un buon investimento commerciale, e io al denaro ci tengo moltissimo, gli prometto che voglio fare una operazione su di lui. Lo propongo all’Isola dei famosi che mi dice prima di sì, poi no, poi ni. Io insisto, aspetto e continuo a provarci.
“Intanto c’è questa storia del funerale in Tunisia. Mi imbarco sul volo con tutta la truppa di giornalisti. Quando arrivo, Azouz mi ospita a casa sua. Ci intendiamo al volo: accetta di commercializzare. Non mi scandalizzo. Il dolore è dolore, anche se ci metti sopra dei soldi non sparisce, fa sempre male.
“Quindi è vero, lo ammetto: per le foto gli ho dato dei soldi. E allora? Non quelli che hanno scritto, 15 mila euro, ma siamo matti? Meno della metà, meno dei 5 mila che gli ha dato qualche televisione. E dopo i soldi ho fatto fare le foto. Comprese quelle “rubate”, durante la notte, nella camera ardente. Lo ammetto. Ho forzato un po’, ma è nel mio carattere.
“In televisione Azouz ce lo vedo benissimo. Perché? Perché la televisione è quella roba lì. Può non piacere, può fare paura, ma ormai è così. In Italia personaggi veri ce ne sono pochissimi e la televisione ha un bisogno continuo di personaggi per tenere la gente attaccata alle storie. Per questo la tv li pesca dalla cronaca. E più la cronaca è efferata, più il caso è scandaloso, meglio è. Prendi Lapo Elkann. Senza il transessuale non vale molto. Ma dopo la notte con Patrizia, diventa una bomba.
“Guarda, a me la famiglia Castagna fa anche pena, per carità. Poveretti. So cosa vuol dire finire in pasto al pubblico. Ma questo succede a tutti i protagonisti della cronaca da quando esiste l’opinione pubblica. La gente vuole sempre più sangue, e la tv provvede. Non so se è giusto, ma è così.
“Non so neanche perché sono diventato un esempio per tanti ragazzini. Forse perché sono uno che non sta alle regole, che non si piega, che non ha paura dei moralisti. Però non ci tengo a essere un esempio. Non mi interessa. Non ho niente da insegnare: i miei valori sono l’amicizia e poi il denaro. Non è molto. E’ quello che sono: magari sono solo uno stronzo”
Fabrizio Corona non scrive, non legge, non fotografa: “Non so nemmeno come e’ fatta una macchina fotografica e non me ne frega niente”. Non sa che farsene della vita quotidiana e l’unica scoperta che lo eccita è il tradimento. Fabrizio Corona maneggia veleno. Inventa notizie. Spedisce fotografi in caccia. Vende la vita degli altri. Se ne vanta, gli piace.
Quel giorno a Milano mi ha detto: “Limiti? Nessuno. Se i coinvolti sono famosi, lavorano con il pubblico e sono diventati ricchi grazie al pubblico, nessun limite. Perché loro lavorano anche quando vivono”. E quindi: “Queste sono le regole del gioco: loro vivono, io li fotografo, guadagniamo tutti e due”. Persino Nina Moric, sua ex moglie, 29 anni, fotomodella croata, glielo ha rinfacciato in una telefonata intercettata: “Sono soldi marci i tuoi! Soldi marci!”.
Jean Baudrillard ha scritto che il commercio delle immagini sviluppa indifferenza al mondo reale, come una malattia. Corona e’ la malattia. La sua vita vale un romanzo e il romanzo non avrà un lieto fine.
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La verità
"Fumi troppo e bevi troppo caffè, vedi cosa fanno gli Alleati"? Nella piccola, squallida cameretta dove è stato portato dopo la sentenza, Koch apostrofa con tali parole un compagno d'arme che gli accende la sigaretta. Dopo altre brevi parole si volta, si siede vicino all'avvocato difensore che sta stilando la domanda di grazia. "È una cosa inutile, ma l'avvocato ci tiene" dichiara volgendosi verso i giornalisti, quasi a scusarsi di quell'atto. Quindi dichiarava di essersi confessato e di aver chiesto perdano o Dio, si preoccupava del suo degno amico Trinca; dichiarava di avere un morale altissimo. E infatti era forse fra tutti quanti erano lì presenti il più calmo. La sentenza, evidentemente, non l'aveva trovato impreparato. Il processo aveva avuto l'austerità, la misura e lo svolgimento di un dibattito da corte marziale. Trasportato alle 5, sotto una scorta imponente, da Regina Coeli alla Sapienza, Pietro Koch aveva trascorso quattro ore nella solita stanzetta d'aspetto, fumando ininterrottamente. Per entrare nell'aula la cosa non fu certo facile. Sbarramenti di metropolitani a cavallo, carri armati, centinaia di agenti di P.S. e di CC. RR., tutto il reparto "Celere" di P.S. proteggevano, per qualunque evenienza, il palazzo della Sapienza. Nell'aula, una folla più numerosa del solito ma esemplarmente corretta nei suoi atteggiamenti; moltissimi giornalisti; molti parenti in gramaglie delle vittime di Pietro Koch.
L'interrogatorio
Alle 9 precise Pietro Koch, il terrore di Roma, duro come la pietra, impettito, altero e sprezzante come ogni tedesco che si rispetti, entrava nell'aula circondato e protetto da un nugolo di carabinieri. Alto, accuratamente rasato e pettinato, elegante, lanciava un'occhiata al pubblico, poi si sedeva, rigido, con le braccia incrociate, guardando fisso, innanzi a sè. Dopo pochi minuti entrava la Corte. Rapido e conciso, il dibattito si iniziava. Pietro Koch veniva chiamato ai pretori per l'interrogatorio.
"Mi rimetto al mio interrogatorio scritto" dichiarava brevemente, rispondendo poi con cenni del capo e inchinandosi lievemente, quasi facesse fatica a parlare. "Mi risponda con la voce" esclamava S.E. Maroni. Con risposte secche e concise, Koch dichiara di essere stato sorpreso a Livorno dall'armistizio. "Mio Padre era tedesco" dice e poiché il presidente gli ricorda che in fondo lui è italiano, dichiara, dopo breve esitazione e con voce sommessa: "Per un po' di tempo ci sono state due Italie. Io ho seguito quella che era con i tedeschi". Organizzata, su ordine dei capo della polizia, una banda speciale, che secondo lui funzionava come un commissariato, si dette anima e corpo alla lotta contro i partigiani.
Quando gli vengono contestate sia la sua collaborazione con le SS che le sue atrocità, Koch nega recisamente, chiede anzi un confronto con le vittime. "Vi renderete conto che il confronto è impossibile in molti casi" risponde il presidente aggiungendo poi più piano "Almeno per ora".
Koch parla poi delle operazioni eseguite al collegio Russicum e alla Basilica di S. Paolo, operazione questa iniziata per ricupera del materiale bellico ivi nascosto, condotta da alcun "brutti ceffi di fascisti". "Se erano brutti ceffi per Voi c'è da immaginarsi che anima di manigoldi fossero" postilla caustico S. E. Maroni.
Quanto alle operazioni contro lo sciopero del 3 maggio, l'imputato sostiene di aver agito per il bene della cittadinanza, evitando in tal modo lutti e distruzioni. Giunto a Milano dopo il 4 giugno, è incaricato di eseguire inchieste su Borsani, Farinacci e Pettinato, fu rinchiuso in carcere "per aver detto la verità", di dove uscì solo il 24 aprile di quest'anno.
Esaurito così l'interrogatorio, e respinta una richiesta della difesa che tendeva a mettere a confronto Koch con le sue vittime ancora in vita, venivano sentiti i due testi a carico, il questore Morazzini e il commissario Marottoli, che confermavano in pieno i loro rapporti, e il primo teste a difesa, Luchino Visconti. Ma questi finisce col deporre a carico di Koch, illustrandone sevizie e metodi di tortura, tanto che l'imputato rinuncia agli altri testi a difesa.
La requisitoria
Prendeva perciò la parola il P.M. comm. Granata, che in una breve e serrata requisitoria durata neanche 20 minuti messi in luce atteggiamenti e colpe di Koch, che è pienamente confesso, chiedeva la pena di morte affinché fosse ristabilita la giustizia, e affinché la sentenza rappresenti un esempio e un monito solenne.
L'avv. Comandini che inizia a parlare alle ore 11,30 precise, esordisce chiarendo di non essere "il difensore" ma "la difesa" di Pietro Koch. Dopo aver inquadrato, con pochi tratti, la figuro del suo difeso nell'eccezionale periodo di turbamento del Paese, l'avv. Comandini dichiara che esiste un mito Koch e una realtà Koch. "Solo la realtà Koch -egli afferma- deve pesare sul piatto della vostra bilancia".
Dopo aver precisato che il suo difeso non ha riconosciuto di avere torturato alcun patriota nè di avere partecipato a razzie di giovani per il servizio del lavoro, il difensore prospetta alla Corte se, essendo il territorio nazionale occupato dal nemico, non sia necessario applicare invece dell'art. 51 dei C.P.M.G. che prevede la pena di morte, l'art. 58 (aiuto al nemica nei suoi disegni Politici). Sono le 11,55 quando la Corte si ritira per deliberare.
Disinvolto, indifferente e sprezzante. Koch viene di nuovo introdotto nell'aula, da dove era stato allontanato alle 11,15. La Corte rientra e S. E. Maroni copertosi col tocco, legge la sentenza che lo condanno a morte. Koch, impassibile, ascolta impettito e dritto le parole di S. E. Maroni. Non batte ciglio, non un muscolo si contrae, sembra veramente di pietra. Dopo un minuto, ride e scherza con i giornalisti e il pubblico che si accavallano, montando su sedie e panche, alla rinfusa, pur di parlargli per curiosità. Koch riconosce due o tre conoscenti, li invita ad andarlo a trovare: "Parleremo dei tempi trascorsi, di quando ero un buon ragazzo. Ora, a quanto dicono, non io sono più. Ma in ogni caso il fondo è rimasto quello".
"Vi dirò la verità"
Dopo molto tempo, il condannato è condotto via. Fuori, sotto il limpido cielo, la folla si accalca, fischia e rumoreggia dietro i cordoni.
Koch dà uno sguardo rapido e breve al cielo, poi china la testa per entrare nel cellulare.
Sono le 21 passate quando, finalmente dopo quattro ore e più di attesa e di inutili corse da un capo all'altro della città, riusciamo a vedere Koch. Per essere precisi, tutto quello che scorgiamo di Koch, attraverso la duplice grata, è la sua eterna sigaretta accesa, l'unico segno dell'emozione interna che senza dubbio l'attanaglia. Deve essere tremendo attendere lentamente la morte, contare le ore, i minuti, i secondi che stillano lenti e monotoni, ma pur sempre troppo veloci per lui.
Ricordiamo di averlo visto una volta, nel lontano 1942, quando il bel Pietro, allora ufficiale addetto al S.I.M., almeno secondo quanto egli raccontò una sera che era ubriaco fradicio, sorvegliava gli internati politici che risiedevano all'albergo "Brufani" di Perugia, e sorvegliava del pari altri campi di concentramento. Già da allora egli dimostrava una tendenza e una predilezione speciale per tutto quanto si riferiva ai metodi di polizia.
Grossi volumi di polizia scientifica erano il suo passatempo preferito, in uno con gli estenuanti e lunghi interrogatori che duravano tutta la notte ed erano condotti con non comune abilità. Pietro Koch giocava, beveva e studiava la psicologia del delinquente.
Malgrado la stanchezza la sua voce è tuttora sonora e sicura, ma quando ricusa di vedere delle persone che pure stamane aveva invitato, comprendiamo che non ne può più. Ha trascorso tutto il pomeriggio con il cappellano; ha mangiato e fumato come il solito. "Scriverò tutta la notte" esclama. "Tornate domani con molta carta che vi dirò la verità su tutto!".
"Dove era quando uccisero Mussolini?".
"A Como. Di lì andai a Sondrio, poi vagai di città in città fino a Firenze".
Il colloquio procede a scatti. La penombra si allontana, le guardie passeggiano monotonamente, avanti e indietro.
"A Firenze seppi che mia madre era stata arrestata a Como, e mia zia a Milano. Inoltre, arrestarono un'altra persona che mi sta a cuore, e mi costituii".
Koch è stanco, l'ora è tarda. Lo lasciamo con la promessa di tornare per sentire "la verità".
Sarà possibile?
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Rassegna stampa

Ehi Paris, ho saputo che ti hanno scarcerato!

Si grazie Fabbrì, le tue foto hanno provato la mia innocenza. Ragazzi guidate con prudenza.

Siete due barboni.
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perchè i giornalisti mentono
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/10/sogna_numero_telefono.shtmlIl sunto obiettivo è:
un ciccione disperato fa l'ennesima serata al pub con gli amici, si fa le solite seghe mentali, chiama disperato il numero di una sconosciuta, fatalmente anche lei una cicciona disperata che non riceveva una chiamata dai tempi delle elementari. lei, appunto perchè è una cicciona disperata, non attacca il telefono ma si attacca alla chance di poter uscire con qualcuno.
si vedono nonostante 100 km di lontananza, vedono che in fondo sono tutti e due due ciccibombi, si trovano simpatici (perchè i cicciobomba sono sempre simpatici) e si sposano.
entrambi soddisfatti, hanno avuto quel che potevano avere, il massimo a cui potevano aspirare.
teoricamente un giornalista serio non avrebbe parlato di storia romantica
però
c'è una ragione sociale per cui questo articolo è stato scritto
ora, essendo cicciobombi ove cicciobombi leggasi perdenti in genere, è evidente che bisognerebbe suicidarsi
però i cicciobombi e i perdenti in genere svolgono una funzione sociale, si creano aspettative di cose che non avrranno, e per averle fanno lavori e sacrifici aldilà di quello che dovrebbero ricevere, e nel delta tra impegno profuso e risultato effettivo sta il margine che è la paga dei vicenti
in una società di soli vincenti, non ci sarebbe nessuno ad applaudire, e quindi si alzerebbe il livello di confronto
per questo i vincenti impediscono ai perdenti di suicidarsi, perchè rimangano alle piglie delle discoteche e gli rifacciano il letto o gli settino la stampante
per convincerli a restare nel giro basta promuoverne qualcuno ogni tanto, oppure anche solo un articoletto come questo per dare l'illusione di poter essere come tutti gli altri
il giornalista ovviamente è strumento inconsapevole di questo, però anche lui scrivendo avrà pensato "beh faccio un lavoro di merdoso scribacchino nella parte + sgaruppata del corriere, ma comunque ho i miei momenti, al contrario di queste 2 buste di piscio", e così anche lui rimane compatto come mattone al fondo della piramide sociale
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Deja V
In cambio del suo sostegno al governo Prodi, Rita Levi Montalcini ha ottenuto che lo stato italiano finanziasse occultamente una serie di film hollywoodiani con bei ragazzi che parlano di problemi etici legati alla clonazione: per questa ragione, dopo solo una settimana dall'uscita di The Prestige, arriva nelle sale italiane Deja Vu, il suo remake diretto da Tony
Scott.
Come in The Prestige, le domande centrali di Deja Vu sono due:
come sbarazzarsi dei cloni che avanzano?
che cavie utilizzare per viaggiare nel tempo?
Le risposte, in sequenza, sono due:
UCCIDERE
I NEGRI
Sulla base di questi dati di fatto Tony Scott ci dimostra che non è necessario avere una storia per fare due ore di bellissimi piano sequenza, e che invece viaggiare nel tempo non basta a Denzel Washington e Val Kilmer per evitare di ingrassare e sfarsi all'inverosimile.
Pompatissimo James Caviezel nella solita parte del tizio che diventa un mistico pazzo a furia di non scopare e per questo prende un sacco di botte.
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ri-dorno al futuro
scopare è sorpassato
scopare è avanguardia
scopare è poco igienico
scopare non è da signori
mangiare il panino e guardare gli altri stronzi
che vanno avanti e indietro
dall'autogrill sopraelevato di dorno
è proprio da stronzi come tanti
che lavorano al ciao, i peggio relitti
della società, i disoccupati a 40-50 anni
vado alla cassa e c'è uno di questi
che ne sa, perchè se a 50
fa la cassa al ciao e non si è sparato
è uno che ne sa, che ha capito
che buddha gli fa una pippa
sa il vertice, il vortice e l'abisso
io compro il prodotto costo 0.35€ gli dò cento
lui chiede: vuoi anche il resto?
io allora in questi casi penso
cosa risponderebbe bruce willis
in un film di tarantino
non fosse un film e non ci fosse tarantino?
perchè in questi casi c'è differenza
tra la risposta del duro
e la risposta da duro
e sottolineo da
per cui rispondo,
diversamente da qualunque altro stronzo,
che avrebbe riso, sorriso, detto qualcos'altro
detto anche no, son cose, magari, o altra merda da gialappa,
sì.
il tizio dimostra che ne sa,
e infatti giustifica
ogni tanto dico qualche stronzata
altrimenti qui la serata
poi chiaro che anch'io vado in sardegna
tu vai in sardegna? io vado in sardegna!
qui andiamo tutti in sardegna
ma sto qui week-end andiamo in liguria
andiamo tutti in liguria
e siamo tutti
all'autogrill di dorno

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Il pomeriggio di tutte le cose: leaving bankitalia never easy

arriva un momento in cui, anche avendo volendo voluto fare tutto bene, tutto è sbagliato, anche quello che forse era giusto, il tempo è passato, il pomeriggio di tutte le cose
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La puntata di Porta a Porta sulla chirurgia estetica






Cosa resterà di questi anni '00: la puntata di porta a porta sulla chirurgia estetica
tnx to aussie nct 4 pixsEtichette: buffo, cronaca
Houellebecq in Feltrinelli
Michel Houellebecq questa sera ore 18.30, Feltrinelli di Piazza Piemonte, Milano. Introduce Giòrello.
Estensione del dominio della lottaCome il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto.
Taluni fanno l'amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. Taluni fanno l'amore con decine di donne; altri con nessuna. È ciò che viene chiamato Legge del Mercato. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l'adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo.In situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l'estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società.
Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine.che poi, se Houellebecq è la
piattaforma di analisi dell'oggi, Giò rello ne è la declinazione a livello milanese:
C'è chi dice che l'amore
Oggi non ha più valore
Perché solo ai soldi pensa
E alla fine mangia in mensa
Burattini incravattati
Da 1.500.000 al mese
Su e giù per la città
Sulla jeep a fare spese
Attento che cadi, attento che cadi
Attento che cadi, attento che cadi
C'è chi dice che l'amore
Oggi è in trasformazione tipica mentalità
Manager di società
C'è chi insegue la carriera
Poi a casa è cameriera
C'è chi muore dall'invidia
Per chi lavora nei mass media
Ma che vita vuoi, in che mondo sei
Siamo donne oltre le gambe c'è di più
Donne donne un universo immenso e più
C'è chi al mondo è un egoista
E chi invece è pacifista
C'è chi no non cresce mai
E si trova in mezzo ai guai
Chi ha la testa sulla luna
E poi sfida la fortuna
C'è chi guarda nel passato
E chi invece è già cambiato
Attento che cadi, attento che cadi
Attento che cadi, attento che cadi
Ma che vita vuoi, in che mondo sei Etichette: cronaca, letteratura, milano

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Fabbrichetta din tei
In ritorno al futuro, la mamma giovane credeva che Michael J. Fox si chiamasse Levi's Strauss, perché questo era il nome cucito sui jeans.
Henry Ford diceva che c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.

La moda dell'autunno, qui ad Asti, è diventata comprarsi una fabbrica in Romania.
Gli amici, con 10.000 euro, si comprano la fabbrichetta che produce magliette, 6 operaie, un po' di macchinari.

Nel frattempo, assisistiamo alla polverizzazione dei marchi: hijo de puta, guru, la martina, ildeboscio, de puta madre.
Oramai non ha + senso mettersi maglie scritte da altri.

Il brand altrui sta diventando una cosa vecchia da anni '50, come andare a vedere lascia o raddoppia al bar perché non hai la tele in casa, o internet.
Ora abbiamo tutti il pc in casa, ci disegneremo le nostre magliette, avremo il nostro brand, ne venderemo / regaleremo agli amici come lo zio vendemmia e poi offre le bottiglie polverose ai vicini.

E come nella corsa all'oro o alla new economy, gli unici a guadagnarne saranno quelli che forniscono le infrastrutture, le pale allora, la fibra ottica e i router adesso.

Basta casa a Santa. Ci troveremo nei night di Tulcea o Costanza, con le nostre fidanzate rumene, per i nostri periodici controlli della produzione.

La linea verde presto, invece che Gessate, avrà come capolinea Timisoara.

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La Madonna di Acerra era Megan Gale e le si materializzarono le infradito ai piedi

Perché comunque la realtà è facilmente intelligibile: nei quartieri vicino alla ferrovia non incontri mai ragazze carine, sul lato passeggero delle audi decapottabili invece sì (e di solito i quartieri vicino alla ferrovia è zona di puttane, ma non c'è mai nessuno che va a puttane con l'audi decapottabile).
E' poi la società che, per fini di progresso che sono eteronomi alla società stessa (come gli interessi della multinazionale travalicano quelli di qualunque suo impiegato, eppure sono loro che la costituiscono, una moltitudine di persone una sull'altra, che finiscono per costruire un'altra persona-non-persona come nel folklore spagnolo o nei disegni di John Bolton), ha interesse a mantenere nascoste queste evidenze (e da qui il concetto di
povero del Deboscio), oppure a dare speranze una tantum, che non smentiscono ma confermano, come il gioco del lotto.
Perché effettivamente chi vince al lotto poi divorzia e si cerca una donna meglio, e la società si è
nutrita del sogno di vittoria di chi non ha vinto.
In questo processo di reverse engineering, non stupisca leggere gli schemi della società come schemi societari, o la vita come il ciclo di vita di un prodotto nella
matrice BCG, fare comunicati entusiastici quando si torna dai parenti in meridione come una qualunque trimestrale di un gruppo finanziario, o portare i libri in tribunale per bancarotta come si divorzia dalla moglie, bancarotta non sempre e non solo emotiva.
Chi vende chiodi o martelli, la gente fa caso ai soldi ed è pronta a girare tre ferramenta per spuntare il prezzo più basso.
Chi vende sogni invece, nessuno bada al prezzo; sono + remunerativi ma anke + difficili da piazzare (per entrambe le ragioni nella colonna dei google adsense ci sono quasi sempre annunci di agenzie interinali o matrimoniali, per lavori & amori interinali).
Il vantaggio competitivo è chi invece dell'oggetto ti vende il servizio, il sogno e chiodo & martello per inchiodare il sogno alla tua croce: Gesù era da condannare per aggiotaggio, ma comunque un buon broker e la religione un ottimo investimento, un'
opzione call su un evento futuro che non può essere smentito in questa vita.
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Stasera ke vergogna
Asti: Lella Costa per la riscossa del chinottoLella Costa passò le sue estati da bimba a Costigliole d’Asti, dalla nonna materna, Fiorentina, che aveva una tipografia e l’unica cartolibreria del paese. Ricorda con emozione l’odore dell’inchiostro e il profumo dei quaderni nuovi. E tra le sue memorie di bambina c’è anche quel gusto tra l’acidulo e l’amarognolo, mitigato dalla zucchero, e quel pizzicore in gola di una bibita bevuta fresca con la cannuccia dalle bottigliette panciute di vetro: il chinotto. Nonè solo l’attrice anon averlo dimenticato. Prima silenziosamente e poi via via più convinti i «chinottisti» hanno abbandonato i mormorii dei nostalgici del gusto, si organizzano, trovano alleati, crescono anche tra i giovani. Deve essere successo qualcosa nelmondo dei soft-drink se il gigante della Coca-Cola Company ha dovuto arrivare sul mercato con la versione «nera» della Fanta, che niente altro è se non il vecchio, caro chinotto.
E un altro gigante multinazionale come la Nestlè, che controlla la San Pellegrino, ha puntato deciso sul nuovo chinotto con lo slogan che sanno di sfida commerciale alla conquista dei palati: «L’altro modo di bere scuro», oppure «Bevete fuori dal coro». Ma il chinotto in realtà che cos’è, da che cosa deriva, qual è la sua storia? Se lo sono chiesti al circolo «Diavolo Rosso» di Asti (piazza San Martino 0141- 355699), dove al bancone dei cocktail, accanto alla «barberoteca» il chinotto è da sempre l’ospite d’onore (anche nelle versione «ginotto », con gin e «Havanotto», con rhum cubano). Martedì dalle 21 hanno organizzato una «serata chinotto», incontro ludico-didattico con degustazione alla cieca e comparata di marche selezionate. Ingresso a 10 euro che andranno ad Emergency (Gino Strada, il medico che l’ha fondata è un fans del chinotto). Ospite d’onore sarà proprio Lella Costa che sulla rivista di «Slow Food» al chinotto ha dedicato un’ode. Del resto, nel mondo dello pettacolo «il nostro» ha convinti estimatori: da Guccini che lo ha citato più volte a Paolo Conte.
Chinotto, Diavolo Rosso, Lella Costa, Emergency, Gino Strada, gigante multinazionale, Slow Food.
Meno male che stasera mi fermo a Milano.
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Le facce di Siniscalco
Senti, adesso vai fuori e gli spieghi che ci siamo persi lo 0,5 di PIL rispetto alle previsioni. Dì che è colpa degli interinali che facevano i conti, la congiuntura, inventati qualcosa.
Senti, quest'anno qui dobbiamo abbassare le tasse e raddoppiare la spesa con finanziamenti ad cazzum canis perchè altrimenti tra un anno ci mandano in mezzo a una strada. A proposito, ma tu stai mandando dei cv?
Senti, non eri tu che ti lamentavi che hai troppo lavoro? Da domani arrivano i rinforzi! Ti abbiamo nominato sottosegretario quell'ex-capitano dell'aeronautica, quello che si presenta bene.
Senti, sarcazzo perché ieri hai detto che non ci saranno nuove privatizzazioni. Ho deciso che buttiamo 10% Enel sul mercato, e si fa. Se ti chiedono fai spallucce.
Ah senti, quelli della scorta mentre facevano retromarcia con l'autoblu ti hanno distrutto la fiancata del Cayenne.
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quello che c'è da dire su coppola e avere 20 anni
Coppola intervista sempre poveri "intelligenti" e ricchi "idioti". è la sua dialettica. pensa di dare una sua visione del mondo.Etichette: cronaca, deboscio
Paris val bene una messa

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Contemporaneità

Adoro questa foto, perché c'è tutto: questi anni '00, l'ultima giovinezza, l'eccitata e fremente voglia di arrivare, il timore di non farcela, l'ansia di essere sempre al meglio di chi ce l'ha fatta, l'invidia di chi si trova ai margini, l'amore che non ha ragione né mai ce l'avrà, la corporeità dell'esistenza e l'astrattezza del sentimento, l'ordine e il caos.
Lo Ying-Yiang della contemporaneità.
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La Recherche? Meglio La Stampa
Storie di gente giovane, mix di euforia, impotenza ed energia della giovinezza, il sommarsi in quell'età di brandelli d'infanzia e utopie sull'avvenire, di rivolte e di errori, di vitalità ancora ingenua, di speranze e tristezze.Lietta Tornabuoni
Le multinazionali sono impersonali, entità astratte. Eccoli lì invece, in carne ed ossa, gli operai della vecchia Waya, con poche certezze e tante paure oramai da toccare con mano.Roberto Gonella
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Il ritorno di Sergio Baracco

E' difficile fare il televenditore. Capita che magari sei famoso, sei Sergio Baracco, vai da Lubrano e lui dice che quello che vendi è solo vetro, e tu gli tiri una torta in faccia. Poi i Fichi d'India diventano famosi grazie a te, dicendo
amici ahrararara, però ormai tu non vendi più niente, e allora che fai?
Se sei un grande, sei ha la tempra di un Sergio Baracco, emigri.
Per quella fratellanza che accomuna i connazionali in terra straniera, mi ha fatto piacere ritrovare Sergio Baracco sul canale portoghese delle televendite, Gigashopping.tv.

In pratica la trasmissione è sempre quella: lui propone il classico Lotto Venezia a 100€, aggiunge progressivamente pezzi, tutto in italiano.
A fianco c'è uno spagnolo che traduce in spagnolo quello che dice, e nella versione portoghese c'è una voce fuoricampo che traduce lo spagnolo in portoghese.

.
Delle sparate di Baracco non filtra praticamente nulla, perchè i traduttori spagnolo e portoghese trasformano tutto in una cosa seria.
Qualcosa del suo talento gli spagnoli lo percepiscono soltanto quando Baracco chiede la traduzione di qualche termine e lo ripete male apposta (
dicioito caratos!!!), oppure quando si lancia in lodi sperticate dei rubini burman, che qui da noi erano
sangue di piccione e in Spagna sono stati adattati in
sangue de touroEtichette: cronaca
Hip Stuff 04: Herbalife

Quest'estate mi è capitato + volte, essendo in compagnia, di essere l'unico che a pranzo non aveva uno shake da prendere: ormai gli shake
Herbalife sono diventati un must e lo staff di e-blog, sempre attento alle nuove tecnologie in ogni ambito, ha deciso di intervistare per voi Michele Delemont, un affermato distributore Herbalife.
E-BLOG:
I simboli che hanno segnato questa estate 04 sono le infradito, le foto con il telefonino ed Herbalife: spiegaci cos'è Herbalife e come mai è diventata tanto famosa.
MICHELE: Se ci fai caso, quest'anno è stato caratterizzato anche da una campagna del Ministrero della Salute contro l'obesità negli adulti e nei bambini. Non si tratta solo di una
moda estiva ma di una piaga da affrontare seriamente nei prossimi anni.
Herbalife è una società americana nata nel 1980 per affrontare i problemi legati all'obesità e alla malnutrizione. In Italia i prodotti sono autorizzati alla vendita dal 1992.
Al di là di
mode locali, attraverso i risultati ottenuti da migliaia e migliaia di persone nel controllo del peso, e soprattutto nel mantenimento dei risultati conseguiti, attualmente Herbalife è la prima azienda mondiale nel campo della produzione e vendita di integratori alimentari a base naturale.
E-BLOG:
Tesmed e gli altri elettrostimolatori sono dolorissimi, le pillole fanno vomitare: in cosa si distingue Herbalife e perché dovrebbe funzionare meglio degli altri.
MICHELE: Herbalife si distingue da ogni altro metodo per il controllo del peso e il recupero della forma fisica: i prodotti hanno un buon sapore, chi li utilizza è libero di mangiare tutti gli alimenti che preferisce nell'ambito di un appropriato programma alimentare, sono integratori a base di erbe rivolti a persone di tutte le età.
I vari integratori permettono di
personalizzare il programma in base ai propri gusti, esigenze nutrizionali e risultati da conseguire: l'esclusività di Herbalife sta nella
nutrizione cellulare, un metodo che permette di fornire i nutrienti necessari direttamente alle cellule senza affaticare l'apparato digerente.
E-BLOG:
Herbalife va preso sotto controllo medico?
MICHELE: I prodotti Herbalife sono classificati come alimenti dai ministeri competenti in materia in più di 50 nazioni nel mondo, compresa la Svizzera e la Svezia che sono notoriamente i più restrittivi nel concedere libera circolazione a prodotti nutritionali: non sono quindi soggetti ad alcun tipo di limitazione se non quello del normale buonsenso.
Hai mai fatto indigestione di Nutella mangiandone un barattolo completo, ti sei mai sentito appesantito dopo una scorpacciata di fritto misto? Lo stesso vale per Herbalife, i nostri shake sono ottimi se preparati con i giusti ingredienti, ma il barattolo del cioccolato nelle mani di un bambino potrebbe portare ad una indigestione come il barattolo della farina lattea.
E-BLOG:
Tu hai partecipato alla convention di agenti Herbalife che si è tenuta a Barcellona: chi c'era / cosa avete fatto?
MICHELE: Barcellona e' stato fantastico, eravano circa 25.000 persone in uno dei palazzetti delle olimpiadi '92, c'erano persone da tutta Europa e dal Sudafrica.
Ci sono stati interventi dei maggiori specialisti mondiali nel campo della salute e della ricerca farmacologica, il nuovo Chief Executive Officer di Herbalife Michael O'Johnson ha dato una visione chiara e precisa dei prossimi sviluppi della compagnia: 500% di crescita del fatturato mondiale nei prossimi 10 anni.
Tra l'altro, oltre a un
new way of life fisico, con Herbalife è possibile anche un
new way of life economico, diventando distributore dei suoi prodotti.
Lo staff di e-blog ringrazia Michele per le risposte esaurienti: noi il prodotto non l'abbiamo ancora provato, ma chi l'ha fatto ne dice meraviglie, per cui se volete contattare Michele per maggiori informazioni, il suo cellulare è 347/7666991, l'email
mdelemont@hotmail.com.
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The Meaning of Life, part II from Australia
----- Original Message -----
From: xxx@xxx.au
Sent: Wednesday, June 25, 2004 5:32 AM
Subject: Re: la direzione versus la distrazione
Ed il vagabondare per ruoli non soddisfacenti, Edoardo, non e' il senso della vita.
Mi citi due pezzi grossi in proposito, Manzoni e Cicero, e, saro' sincero in proposito, di quest'ultimo non ricordo accenno a tal proposito.
Ricordo pero' del primo, se e' a questo che ti riferivi anche tu, la riflessione sull'ospedale ed i malati che starebbero meglio in luoghi d'altri.
Per quanto non sia un esperto di letteratura, mi salta alla mente come lo stesso concetto si trovi in altri grandi, Leopardi sicuro; come altrettanto certo e' Baudelaire, citato in tale stralcio anche nel "Songlines" di Chatwin, che avevo in giardino qualche mese fa (traduzione nella Nostra Lingua: a me sconosciuta).
Non so, sinceramente, chi abbia vuto la scintilla, e chi abbia "scopiazzato".
Ma, a fronte di cio', come vogliamo uscire da tal nodo?
Ne esco affermando che bisogna avere la saggezza dell'apprezzare molti grandi, ma la fermezza del non ascoltarli.
I vari Alessandro, Giacomo, Charles (non Bruce) erano dei poeti, degli iper-sensibili, delle creature superiori, ma senza belle fagianette da trillare, senza uno scopo loro stessi.
Persi nel buio della loro delicatezza, senza capire il perche' di questa vita di sofferenza.
E, saro' un bruto in questo, ma credo sia meglio vivere sempre in bombissima (magari anche in catena a Mirafiori, questo non importa al fine della serenita'), sulla cresta dell'onda, col sole in faccia ed il vento in poppa, crepando con un sorriso sereno e conscio di aver dato tutto; piuttosto che soffrire una vita, aspettando lo spegnimento quale sollievo al dolore, e lasciare ai posteri opere senza tempo, di incommensurabile valore.
Questo valeva per gli antichi che erano stupidi e non avevano i pc.
Al giorno d'oggi un super-scrittore, ricchissimo/famoso, riesce
anche a uscire con le meglio tipe,
e proprio in virtù di questo.
Non so se hai visto la moglie di quel cesso di Salman Rushdie.
E Baricco, che becca + di Tacchinardi?
L'unica cosa meglio di diventare scrittore, secondo me, è condurre on_the_beach su MTV.
Quando penso che quell'arido di Tronchetti Provera, che in quanto padrone della tv potrebbe autoimporsi conduttore di quella trasmissione, butta via la sua vita nei cda, a discutere di yield ed ebitda...
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Dedicato ai fricchettoni che domani vanno al concerto
A piazza San Giovanni, a saltare, ballare e urlare sono soprattutto giovani. Anche se non mancano i veterani di questo evento. Nell'aria si respira l'odore dolciastro degli spinelli e si cammina sulle bottiglie di birra. La dotazione standard del giovane del primo maggio 2004 prevede zaino, jeans sotto l'ombelico, telefonino e bottiglia di vino rosso portato da casa.Etichette: cronaca
I laboratori erano la prova più clamorosa contro l'Iraq. Le informazioni su cui si fondava il mio intervento mi erano state presentate come le migliori a disposizione dei servizi segreti. Mi era stato assicurato che la fonte era solida. Ora sembra che invece non fosse solida. Spero che la commissione d'nchiesta accerti se i servizi segreti avevano un motivo per essere così fiduciosi. Ho posto il problema alla Cia. Colin Powell,
intervista alla CnnTroverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra. Non importa se plausibile o no. Al vincitore non verà� chiesto, poi, se ha detto la verità. Nell'iniziare e nel condurre una guerra non è il diritto che conta, ma il conseguimento della vittoriaAdolf Hitler,
Mein kampfEtichette: cronaca
Homo faber sui Dei
Invece di autocommiserarsi e lamentarsi degli stereotipi negativi propagandati dal film The Passion di Mel Gibson, se la comunità ebraica avesse fegato, risponderebbe per le rime a chi la accusa di avere ucciso Cristo.
Direbbe: "E va bene. Ma ammettelo, vi abbiamo fatto un favore, uccidendolo. E anche Giuda. Dove sarebbe la vostra religione senza di noi?"
Questo, però, significherebbe ammettere che le religioni sono opera dell'uomo. Una rivelazione troppo sconvolgente, da cui insistiamo a proteggerci.Christopher Hitchens, da Vanity Fair del 25 marzo 2004
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Del concetto di bellezza in età moderna, ovvero: le Veneri dormienti
Da quando ho visto che Arbasino appare nelle
lettere al Direttore della Stampa, anch'io mando le mie lettere, sperando che siano pubblicate nello stesso giorno accanto alle sue; facendo questo però mi presto allo scempio da parte dei giornalisti di cui sopra che le leggono e poi le pubblicano.
Domenica 1 febbraio infatti avevo mandato una lettera intitolata
Sic Transit Gloria Pivetti - Del concetto di bellezza in età moderna, ovvero: di Veneri dormienti e Kledi danzanti, pubblicata su La Stampa del 3 febbraio a pag. 25 con il titolo veramente fastidioso e dozzinale
L'ascella sudata del ballerino Kledi.
In più è stata anche tagliata una citazione di Aldo Grasso (perchè scrive su Repubblica?), per cui riporto qui la lettera originale affinchè i tesisti di Palazzo Nuovo sappiano distinguere gli originali dalla gramigna giornalistica.

Per noi contemporanei di scarsa cultura, è sempre difficile esprimere un giudizio estetico: il valore indiscutibile di Beethoven e Mozart lo riconosciamo perché sedimentato da migliaia di giudizi di critici musicali venuti prima di noi, ma avremmo il coraggio di dire che Gino Paoli vale Beethoven? Potrebbe sembrare un'eresia, se non lo dicesse un Aldo Grasso, o comunque una persona di provata cultura.
E se qualcuno provasse a dire che un balletto di Kledi Kadiu o una battuta di Platinette valgono più di un maestro del Seicento napoletano? Potrebbe sembrare un'eresia, se a dirlo non fosse una Presidente della Camera della Repubblica, Irene Pivetti.
Queste considerazioni mi sono venute in mente dopo aver visto la signora Irene Pivetti in Brambilla fare un balletto con il bel Kledi a
Buona Domenica e poi condurre
Bisturi con l'ambiguo Platinette. Mentre la Pivetti si librava soave tra le braccia del Kledi pensavo a quando, fresca di nomina a Presidente della Camera, fece ritirare la
Venere Dormiente di Luca Giordano dal suo studio a Palazzo Montecitorio poiché giudicato quadro
discinto.
Io, da rozzo contemporaneo che non osa dar giudizi per paura di sbagliare, sarei portato a non giudicare
più discinto un quadro di un maestro napoletano del Seicento rispetto a un'ascella sudata di Kledi o a un parruccone incipriato di Platinette, ma per fortuna c'� chi sa guidarmi sulle strade del bello e del vero.
Grazie, Presidente della Camera Pivetti in Brambilla!
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Intervista a Marco Dimitri
Ho trovato in giro questa
intervista a Marco Dimitri. Quando Rai3 si decider� a sdoganarlo, diventerà più divertente di Luttazzi.
Intervistatore:
Chi pensi vincerà le prossime elezioni?Marco Dimitri:E' una domanda da porre a Cosa Nostra, noi siamo solo i Bambini di Satana.
Intervistatore:
Quali sono i tuoi hobby,oltre ovviamente a decapitare teste di piccoli neonati?Marco Dimitri: Anche degli adulti se capita hahaha! I computers, il sesso, la fotografia, sputare in faccia a Otelma.
Intervistatore:
Scrivi una frase da lasciare ai posteri:Marco Dimitri: A che ti serve la filosofia se poi non scopi?
Intervistatore:
ti interessa l'opinione della gente comune ,che dall'alto della loro ignoranza ,vi definiscono ,pur senza conoscervi,che siete dei pazzi,dei pedofili,degli assassini e quanto di più orribile ci possa essere?Marco Dimitri:Sono i cervelli alla "novella 2000" quelli che attingono le loro informazioni dal parrucchiere o dalla vicina di casa o da qualsiasi squallido rotocalco o spettacolo televisivo, sono quelli che credono che Stranamore sia tutto un programma vero e credibile, quelli che di giorno si mostrano come socievoli e caritatevoli e la sera acclamano la pena di morte davanti al telegiornale. Si vedono poi i risultati, a 30 anni sono già li che vagano con pancetta e occhialini trainando il carrozzino della spesa lungo le strade e fermandosi a vicenda per raccontare ogni sorta di disgrazia il cui epicentro è per forza un ospedale...
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Una recensione del mio blog da parte di Carlo Francesco Conti, pubblicata su La Stampa del 28 maggio 2003.
Una delle ultime tendenze di Internet è quella di affidare il proprio pensiero ai cosiddetti "blog": siti in cui riversare frasi e altro come in un diario, lasciandoli a disposizione di chiunque. Non è una novità, ma il fenomeno si è messo in evidenza negli ultimi mesi. Anche ad Asti è possibile trovare un blog, anzi tre. Dalla home page si può scegliere se consultare quello dedicato all'informatica e alle consulenze specifiche, oppure quello letterario dell'Hotel Calliope(esperienza iniziata all'epoca del sito di Oasi), e quello più personale con riflessioni che spaziano dall'attualità all'arte.
Dalla grafica pulita, di facile lettura, i "blog" permettono di lasciare i propri commenti ad ogni frase. E' un apostolo della pratica del "blog", che proprio nel momento di maggior popolarità sta trovando i primi detrattori. E invoca maestri e predecessori di tutto rilievo. Secondo lui il primo "blogger" della storia è stato Giacomo Leopardi con il suo Zibaldone.Etichette: asti, cronaca, life
"...piuttosto di sposarmi mi farei prete...sì, ho tre figli...al grande, Carlo, 14 anni, mi sono riavvicinato dopo la morte della madre Patrizia Brenner. Vive a Milano, con un mio attendente. Le altre, piccoline, sono Alda e Evelina. L'una avuta da una ragazza straniera che mi ha ringraziato di averle donato il mio dna perchè il marito non poteva; e l'altra da una torinese che, dopo aver parlato coi suoi si è tenuta la bimba. Quando le capitava più di avere un figlio da Sgarbi?...io con le donne -compresa la mia fidanzata...ho un rapporto di non/disturbo. Io sono il più alto teorizzatore di un femminismo compiuto: la massima responsabilità della donna è fare da sola..." Vittorio Sgarbi
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Pensaci bene, Cesare, ti stanno fregando.
Ti faranno fare la galera. Tu in galera e loro a riderti dietro.
Che cazzo di amici. Io fossi in te li fregherei tutti, tanto non si meritano niente.
Racconta tutto ai giudici, vuota il sacco e vaffanculo, crepi Sansone e tutti i filistei.
Soprattutto Silvio, che ti aveva fatto tante promesse. "Stai tranquillo, ci penso io", diceva sempre.
Tranquillo un cazzo, adesso tu stai nella merda e lui se ne va a Bruxelles a fare il buffone.
Ascolta il mio consiglio, Cesare, racconta tutto ai magistrati. Si, anche quella cosa lì, sai di cosa parlo, digli anche quella.
Vedrai, ci sarà da ridere.
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Il
Provigil è una pasticca per modificare il ritmo veglia-sonno: si puo' rimanere svegli per quaranta ore consecutive, e quando si va a letto si dormono le solite ore, non di piu'. Interessa anche all'esercito: i test eseguiti sui piloti di elicotteri hanno dimostrato che dopo quaranta ore di volo erano ancora perfettamente efficienti.
Provigil fu autorizzato dalla Fda nel 1999 per curare una malattia abbastanza rara, la narcolessia (attacchi di sonno improvvisi e irresistibili). Funziona per i narcolessici e funziona anche per chi, sanissimo, ha bisogno o voglia di stare sveglio. Lo assumono ormai migliaia di persone tra manager, programmatori di software, agenti di Borsa, studenti sotto esame, camionisti, giovani che possono permettersi di trascorrere tutta la notte in discoteca e la mattina andare al lavoro senza problemi.
Lo produce Cephalon, un laboratorio della Pennsylvania, che spera in un successo simile a quello del Viagra. Nel 2000 il suo fatturato raggiunse i 70 milioni di dollari, nel 2001 raddoppio' e quest'anno potrebbe superare i 200 milioni. Ma il Provigil sara' davvero la medicina contro il sonno? Non e' detto, pero' a differenza della caffeina contenuta nel caffe' e nel te' non rende nervosi, ne' eccita o da' dipendenza come le amfetamine. L'unico effetto collaterale puo' essere un leggero mal di testa.
Tuttavia, molti medici mettono in guardia dal suo uso, anche perche' non e' del tutto chiaro come funzioni il suo principio attivo Modafinil. Probabilmente non intacca il sistema nervoso centrale e agisce solo sulla zona cerebrale che regola il ritmo sonno-veglia.
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