dezerto zeitgeist
giovedì 2 ottobre 2008
  ildeboscio, fighetto

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martedì 10 giugno 2008
  la disoccupazione

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lunedì 5 novembre 2007
  frangetta e altri profili poveri
frangetta e altri profili poveri

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martedì 23 ottobre 2007
  frangetta e altri profili poveri mp3

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sabato 20 ottobre 2007
  frangetta e altri profili poveri

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giovedì 7 giugno 2007
 
l'universo è nato da un luogo comune
il deboscio

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sabato 2 giugno 2007
  frangetta the movie


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mercoledì 30 maggio 2007
  milano diurno giorno
milano diurno giorno

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martedì 22 maggio 2007
  ildeboscio, dj frangetta, milano is burning


Accumulo libri
vado allo spazio Oberdan
vivo all'Isola
vivo sui Navigli
vivo in Buenos Aires
voglio un loft
compro i Taschen
faccio lo Ied
faccio filosofia in statale
faccio lettere
faccio la Naba
facevo Brera
farò i soldi
me ne andrò da Milano
facevo la cameriera
faccio la barista anzi no la barman
faccio la dj
organizzo feste
mi metto gli occhiali grossi
mi tolgo gli occhiali grossi
faccio la grafica
faccio la copy
faccio tante foto in digitale
ho il macintosh
vado alle feste di MTV
che bravo Kounellis
che bravo Alessandro Riva
che bella la mostra sulla street art
gli adesivi
io aderisco
guardami guardami sto appoggiata al muro
bevo solo la birra e il cuba libre
sono una tipa complicata
uuuuuuh se sono complicata
almeno due concerti al mese
quanto mi diverto
vado al Rocket
vado al Plastic
vado al Gasoline
le mie amiche sono troppo delle pazze
sono una indie rocker
sono indigente
ho la frangetta
sono estroversa
sono introversa
non mi piace il cazzo
per carità vai via con quel cazzo
chattiamo su messenger
ti faccio vedere le foto del mio gatto
ti mando una canzone troppo bella
questa sera andiamo al leonkavallo
andiamo in ticinella
minchia che flash
facciamoci una canna
la barella no è da stronzi
non mi interessano i ragazzi con la macchina bella
a me piace il maggiolone
a me piace il furgone della Volkswagen
che bello il salone del mobile
quanta creatività
che bello il Mi-art
basta, Alighiero Boetti ha rotto le palle
mi piacciono le foto di Basilico
sono molto intense
ho Fastweb
mi scarico un film di Antonioni
Fellini, Pasolini, Rossellini, Bolognini
andiamo ai Magazzini
Godard, Truffaut
non mi piace il cinema americano
è troppo commerciale
andiamo alla biennale
i miei genitori non mi capiscono
mio papà mi dice solo porco dio
mi spezzo la schiena per farti studiare
studia cretina
che io non ho potuto

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venerdì 4 maggio 2007
  il mio weekend
bene ragazzi ora che sono tornato vi racconto il mio weekend che è normale ma è stato alquanto piacevole

venerdì sera ero in giro come al solito e non sapevo cosa fare allora siccome dei miei amici sono andati in croazia a scopare mi hanno chiesto se li raggiungevo in macchina ed ero propenso a.

poi in brera vedo due tipe su una smart, una la vedevo sempre in brera perchè è un'abituè, una di quelle che saluti sempre ma non sai come si chiama. si chiama federica ha 22 anni va in bocconi.

vabè praticamente la sua amica, la dudi, stava male e doveva sboccare perchè aveva bevuto tanto. io allora se c'è una cosa che mi piace troppo è mettere le dita in gola alle tipe, allora mi avvicino e lo dico che ci penso io che sono esperto che mi è capitato mille volte che l'unica soluzione è il mio dito nella sua gola. federica apprezza molto il mio aiuto e dice che anche se pensava fossi un menoso di merda mi ha rivalutato e che sono davvero buono perchè intanto i miei amici che la conoscevano dicevano che a loro della tipa fotteva sega e di lasciarla li che volevano andare a ballare.

io le metto un dito in gola ma superprofondo ed era fighissimo e spingevo sempre più, poi ha sboccato

poi le ho scavallato due cd dalla smart come ricordo dell'accaduto, mi son fatto fotografare da un maruga sul tettuccio della sua macchina tanto lei capiva niente e sono andato a ballare

l'indomani decido di andare ad alassio, inaugurazione delle vele, chiamo la fede conosciuta bene il giorno prima e tac si parte io lei e due miei amici si va a fare gli spessi

parcheggio davanti ad una hyundai proprio paraurti-a-paraurti e al mio ritorno trovo un biglietto sulla macchina sicuramente scritto da una tipa perchè la calligrafia e il messaggio erano da tipa:"da milano con furore sei arrivato, solo perchè hai questa macchina non ti è permesso parcheggiare contro la mia" e questo biglietto lo terrò per sempre perchè trovo che ci sia tutto dentro.

poi il weekend prosegue ma sono stanco di raccontare ciao

in spiaggia il giorno dopo faccio amicizia con una sguinza assistente dentista di gallarate e l'amica che invece ha un bar sempre a gallarate

io uso un trucco fighissimo beh lei aveva un cagnolino e faccio l'interessato "eh ma che cucciolo, troppo bello come si chiama"

il cane si chiama snow a me faceva cacare il cazzo ma ci gioco insieme poi dico alla tipa assistente dentista "scusa posso indovinare il tuo nome che io dalla faccia delle persone capisco come si chiamano" lei era molto divertita e poi al terzo tentativo scopro che si chiama rachele

fisico scolpito, figa assurda, purtoppo io devo tornare a milano, le do un biglietto da visita, per ogni evenienza, lei dice di andare a gallarate a trovarla, quando torno.

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mercoledì 2 maggio 2007
  l'ex ragazza in carriera di via torino
sul deboscio, l'ex ragazza in carriera di via torino

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sabato 1 luglio 2006
  T O R R E B V E D A
dopo anni di incubi, tutte le notti a sognare più o meno la stessa cosa, stanotte alle 4 e mezza sono entrato nella torre breda.

abbiamo suonato il citofono del garage, abbiamo parcheggiato dentro, sembrava tipo un film dell'orrore come "society", perché le macchine dentro erano tutte tedesche e tutte, dico tutte, grigie o nere. la cosa mi ha impressionato.

il garagista indiano ci ha chiesto che cosa ci facessimo. e noi: "andiamo da luca laurenti" con ostentata sicumera. l'indiano ha come fatto "ah beh allora..." alzando le mani quasi a chiedere scusa e non ha domandato oltre.

abbiamo preso l'ascensore. siamo saliti al ventinovesimo piano. molto veloce.

capirete l'emozione. è una scena che ho sognato tutte le notti da quando ero piccolo. tutti avrete un'ossessione della vostra infanzia. la mia è sempre stata la torre breda. quell'aspetto lugubre, l'intonaco che cade a pezzi, la dubbia bellezza della costruzione e i vari suicidi hanno aumentato nel mio immaginario l'aura di decadenza dell'edificio, che per me ha sempre rappresentato qualcosa di tremendo. la gente da piccola ha paura del buio, io invece avevo paura della torre breda.

adesso posto una foto.



intanto arriviamo al ventinovesimo piano.

ho scattato una foto col cell. non è molto esplicativa, ma tant'è.

la sensazione che si prova guardando milano da lassù è una via di mezzo tra google earth e un vecchio opuscolo della centrale del latte, che tanto nessuno di voi ricorda.



questo è viale tunisia.

saliamo ancora, e data la conformazione tonda della stanza capiamo di essere arrivati nella parte più alta della torre, ovvero questa:



cerchiamo e troviamo la porta che da accesso all'enorme terrazza condominiale, ma è chiusa. provo col trucco della carta, che ho spiegato anche a filo una volta, quello che apre tutte le porte di un certo tipo, ma niente. non si apre. peccato.

la cosa che mi ha colpito di più è che sopra al ventinovesimo, salendo, c'è un'ultima porta blindata nuova, avvolta ancora nel pluriball, segno che lì hanno appena ristrutturato un appartamento.

cerco di aprirla ma nulla. è ovviamente chiusa. passiamo qualche secondo a domandarci che cosa ci possa essere là dietro, la risposta la sappiamo già, ed è anche banale. è il più bell'appartamento di milano, e se mi permettete, anche il più costoso in assoluto.

scendiamo e ce ne andiamo.

colonna sonora: purple rain - prince

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giovedì 1 dicembre 2005
  Magazzini Generali
ai magazzini sono stato qualche sabato fa, una ressa tremenda, anzi una rella tremenda.

la scena che ricordo con più gusto era quella di due figuri che pippavano in mezzo alla pista (completamente piena) avendo sapientemente steso su una carta d'identità in mano a uno dei due. e nel frattempo ballavano.

due saltimbanchi. mancava solo la scimmietta legata.

poi un tizio a un'altra serata aveva avuto da discutere con un altro, è uscito, ha preso in macchina una mazza da golf, è tornato dentro e ha spaccato la mandibola al povero malcapitato.
poi è stato fermato.

un tizio completamente strafatto è salito in macchina e ha investito dei buttafuori, ma era talmente incosciente che è rimasto in macchina. a quel punto c'è stata una rivolta, 30-40 persone intorno alla macchina. hanno spaccato i vetri, lo hanno tirato fuori e poi il seguito ve lo immaginate.

un tizio è stato scaraventato giù dalla balconata che c'è fuori, con schizzi di cocktail da tutte le parti. sembrava dovesse cadere di testa, poi non ho visto, perché la folla copriva la mia visuale. nessuno ci badava e tutti continuavano a parlare, a fumare, ecc. ecc.

poi sabato sera ai magazzini c'è stata la più grande rissa che si sia mai vista.
hanno picchiato anche i buttafuori. hanno dovuto chiudere i cancelli.

infatti adesso al mercoledì entri solo con il tesserino universitario.
così adesso debauched è l'unico mercoledì bello a milano.
ogni secondo mercoledì del mese.


id

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lunedì 24 ottobre 2005
 
Il fascino seduttivo, quando lo è, della vittoria, impresa, conquista, sta proprio nella sublimazione del confine tra involontarietà e velleitarietà, spropositato conato al meglio, accettazione passiva dell’evento e ricerca affannosamente propositiva dell’affermazione.
Quando le due cose si fondono, fluidificano fino ad essere indistinguibili, la vittoria diviene fascinosa (in sé) e affascinante (per sé).


Sushi&Champagne

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sabato 16 luglio 2005
  La morte di Marat
La morte di Marat

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sabato 11 giugno 2005
  Il Deboscio - Puke Diving Streetwear
Il Deboscio - Puke Diving Streetwear

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martedì 26 aprile 2005
  Sei troppo un pazzo (Il discount della pazzia)
Una sera siamo andati a una festa fuori Milano. Arrivati sul posto, vediamo scendere da una Seat Arosa giallo limone tre o quattro tizie ridanciane, che conosciamo di vista. E una di loro dice tra una risata e l'altra: "...La macchina della pazzia....", come per concludere un discorso, quasi millantando una bohème da TG4.
Sono quattro ragazzine ultraborghesi, normali da far schifo, iscritte alle più ovvie facoltà universitarie, la cui più grossa trasgressione è fare le corna al fidanzato di turno o sbagliare la strada per arrivare da Via Vincenzo Monti alla festa a Imbersago. Tuttavia dicono di se stesse: "Siamo delle pazze".

Per giorni mi sono vergognato di quello che ho sentito. Ho provato vergogna nel riferire ad amici quelle 4 parole: "La macchina della pazzia". Solo ora sono riuscito a scriverne.

Su internet, nei profili delle chat di tutta Italia, la cosa che leggiamo più spesso nei brevi profili personali è: "Sono un po' pazza/o".
Il povero dice di sé e degli altri: "Sono un pazzo", oppure "E' troppo un pazzo", con un tono tra il bonario e l'ammirato. Spesso dice di qualcuno "E' un pazzo" per comunicare che fa cose assolutamente normali, come farsi qualche canna, ubriacarsi, parlare ad alta voce, guidare un po' più veloce del solito, urlare dal tram, bestemmiare. Si cerca di dare insomma a chiunque, la possibilità di non essere etichettato come "banale", nonostante il soggetto in questione lo sia (ovviamente) oltre ogni possibile aspettativa.

La regolare scenetta vuole che quando si parla di qualcuno che si conosce, si dica di lui "è troppo un pazzo", per presentarsi innanzitutto come qualcuno che non frequenta gente ordinaria, cercando in tutti i modi di far apparire come "inusuale" qualsiasi ovvietà da scuola media (vedi sopra).
Si racconta poi l'episodio a caso (che tratta dell'ubriachezza a Mikonos, della canna di troppo o del viaggetto in Svizzera), cercando di convincere l'interlocutore, che a sua volta, per continuare la conversazione, dovrà raccontare qualcosa di ancora più "pazzo", (l'ubriachezza in Marocco, le due canne di troppo, il viaggetto in Olanda). Il tutto cercando di ridere il più possibile, vantandosi della supposta pazzia dell'amichetto, che per estensione e spirito di gruppo, è anche la loro.

Quanto più la normalità è dietro l'angolo, tanto più bisogna presentarla come follia, prima che si scopra che non c'è più spazio per l'eventuale trasgressione.

Non si è pazzi perché ci si fuma una canna di troppo o ci si ubriaca in vacanza, si è pazzi perché non ci si accorge che siamo tutti condannati a una normalità statalizzata che fa spavento. E questo il povero non lo capirà mai.
Insomma, il povero non si accorge di essere davvero pazzo, non per quelle quattro bambinate che crede di combinare a sua detta "ai limiti della legalità", ma davvero, per tutte quelle cose che fa e che farà all'interno della legalità. Anche solo il pensare di essere "sopra le righe" è da imbecille. Il gongolarsi della propria scapigliatezza, con la mentalità da "impiegato" del vizio, da travet del "degenero", è un auto-regalarsi banane come premio.

DC

AG: - ma la festa ad Imbersago era del figlio di Moratti?
DC: - Perchè devi sempre sottolineare le cose? Avevo avuto il buon gusto di non dirlo. arrivi tu e rovini tutto.
RM: - Ma no, era la festa del figlio del giardiniere della tenuta. Il figlio di moratti non c'era neanche.
DC: - Oh, meno male. un po' di sano understatement. Vanno alla festa del giardiniere e se ne vantano. E poi tutti a giocare a calcio 30 contro 30 nel campo del padrone.

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domenica 24 aprile 2005
 
Marangoni? Me cojoni!

A volte sono proprio orgogliosa di far parte del mio fashion institute!!!!!!!
Si sa,noi della Marangoni siamo un po' pazzi quindi si può immaginare il livello di degenero...

testimonianza reale tratta da Amnesia - Grazie alla Maranga

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giovedì 7 aprile 2005
  quello che c'è da dire su coppola e avere 20 anni
Coppola intervista sempre poveri "intelligenti" e ricchi "idioti". è la sua dialettica. pensa di dare una sua visione del mondo.

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lunedì 4 aprile 2005
  Si dice barista, non bartender
Quest’idea della dignità estrema del lavoratore umile, dell’eroicismo di tutti i giorni, questa saga dell’operaio con quattro figli nullafacenti a carico, queste storie da rotocalco da barbiere, hanno sì trasmesso una concezione (che decontestualizzata può anche avere una valenza positiva) dell’ “accontentarsi è meglio”, del “la vera impresa è tirare dare avanti lavorando con dignità” ma in maniera esasperata ed impropria. Più che dare voce a persone meritevoli è finita per fornire un alibi, una scusa per chi non ci vuole neanche provare. Da generazioni.
Mi accorgo però che, fatta eccezione per i fruitori precoci di questa ideologia della mediocrità, reale o apparente che sia, i cosiddetti “giovani” non se la “bevono”.
“Tu ci trovi dignità a stare in poltrona, con la pantofola, lo spaghetto pronto e Bonolis, giustificato e beato dalla consapevolezza di aver lavorato tutto il giorno? Beh io no, caro papi, con la dignità non ci compro una sega e me ne vado al Gioia a spendere quelle due lire fradice di sudore che da operaio quale sei hai portato a casa.”
Ed è qui che si perde l’unico scampolo di idea valida della filosofia del “povero è bello”: la dignità del lavoro. O meglio, la vergogna del lavoro. Si parla ovviamente di lavori semplici. Pochi si vergognano di fare i direttori finanziari.
Ho assistito inorridito allo sfogo di un amico barista (in quanto proprietario del locale) che mi raccontava come oggi sia impossibile trovare ragazze di aspetto decente per servire ai tavoli. Si vergognano. È degradante. Lo fanno per una settimana e poi chiedono di essere messe dietro al banco. Icone, ruoli dettati da campagne di comunicazione devianti e criminali. Ammiccanti ragazze o muscolosi fantocci che fanno roteare bottiglie di superalcolici sopra la testa con la velocità con cui fanno roteare i coglioni. E di colpo non sei più barista, sei BARTENDER. Una sorta di superpippo del bar dello sport. Ti senti subito nobilitato, non degradato e imprigionato dalla terminologia della nostra vetusta ed insulsa lingua, non barista ma bartender. E di colpo non ti vergogni più di servire da bere alle persone. Perché questa è la base del problema: servire gli altri, è stargli sotto, è essere da meno. Questa profonda incomprensione, deformazione, cela malamente le radici di un paese ancora impregnato dell’odore della terra. Un paese basato sul primario e sul secondario, al quale la logica del servizio è aliena. Fornire un servizio è sottomissione. Io a te non ti porto da bere al tavolo te lo vieni a prendere al bar. Da me che sono il bartender e intanto faccio anche il mio spettacolino.
Forse, se cominciamo a chiamarle WAITRESS anziché “cameriera”, fuggiranno in branco dai loro corsi fasulli di design, dai posti di HOSTESS alle fiere (dove si sentono nobilitate dal gesto di fare presenza) e correranno verso il bar più vicino. E le cose torneranno ad avere senso. Per alcuni.

Il Deboscio

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sabato 26 febbraio 2005
  I consigli del Dottor Amore
Il posto dove portate la tipa a cena non deve mai costare + della roba che ha indosso.
Se seguendo questa regola l'unico posto dove portarla a cena risulta essere McDonald's, scopatela e basta.

ildeboscio

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martedì 22 febbraio 2005
  quella è la vita
sì va beh, però non ti compri la lamborghini, ma al limite neanche un proiettore barco per vederti stalker.
e neanche un impianto a valvole come si deve per sentire il 4'33".
e nemmeno le opere complete di artaud (gallimard) in un pomeriggio insieme a 4 paia di church's e 8 cd di Arvo Part senza sfondare il tetto della carta.
quella è la vita.
Quello è ciò che intendo.
Altrimenti è la catena di montaggio, altrimenti davvero è meglio morire giù dalla tromba delle scale.
io dico, o quello o la tromba.

Scale

poi è chiaro che non ti ammazzi perchè devi dare da mangiare al gatto, che ti guarda e non capisce.
che ne sa il gatto del concettuale ?
ma ha ragione lui

Ildeboscio

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sabato 12 febbraio 2005
 
Le persone eleganti non sudano in giacca neanche ad agosto ballando

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domenica 2 gennaio 2005
  deboscio, le origini dell'hip hop
Le radici dell'hip hop

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giovedì 2 dicembre 2004
  Come creare un'etichetta di abbigliamento in 5 minuti
1) Prendi Photoshop. Illustrator è troppo complicato e non ci serve.
Non si sa mai.

2) Un Mac se vuoi darti un tono e se te lo puoi permettere, altrimenti un pc andrà benissimo.

3) Assicurati di avere il font Deftone (nei mac è inserito credo nei font di sistema), nei pc forse anche.

4) Inventati una parola vagamente estera che contenga o una K o una H.
Per dare quell'impatto che serve.

5) Fai stampare il tuo nuovo e personalissimo logo su magliette, felpe, cappellini, cinture, e ovviamente su adesivi dal primo serigrafo che ti capita a tiro.

6) Vai ad attaccare adesivi per tutta la città. E non dimenticarti di andare a registrare il tuo nuovo e personalissimo logo all'ufficio brevetti in via Camperio, 3. Vorrai mica che qualche malintenzionato squalo te lo copi subito, facendoti perdere milioni di euro.

7) Fai una festa di inaugurazione. Magari se riesci fai dei comunicati stampa. Si sa mai.

8) Allestisci un sito da cui puoi anche vendere le tue creazioni. Mi raccomando usa il deftone anche per i menu. Se lo usano quelli del gasoline che sono troppo dei fighi, un motivo ci sarà (infatti sono amici di andy dei bluvertigo. che poi il Gasoline usa il Magneto. che comunque il concetto è quello).

9) Apri una partita iva ? Magari dopo. Intanto usa quella di qualcun altro. Sicuramente in casa da qualche parte ne avrete una.

10) Proponi la tua linea ai negozi più in. Ma che siano in, mi raccomando: informati presso il negoziante.

10) Adesso intanto puoi chiamarti stilista. Ricordatelo, perchè più avanti ti sarà utile.

11) Fai qualche festa in discoteca. Sono tutti pronti a spennarti e a cercare lo sponsor che gli porti gente e gli regali magliette. Non aspettano altro.

12) Se hai una Smart riempila di adesivi con il tuo nuovo e personalissimo logo e lasciala in giro, parcheggiala in Ticinese che va sempre bene. Se la mamma (visto che la smart è intestata a lei) poi ti chiede come mai tante contravvenzioni spiegale che sono per una buona causa (e raccontale di Matteo Cambi e di Guru).

13) Dì a tutti che stai facendo un sacco di soldi e che stai vendendo tantissimo.

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lunedì 6 settembre 2004
  ildeboscio, parole povere
ildeboscio, parole povere, breviario della banalità moderna

Esce il 7 settembre per Mondadori, il libro del Deboscio, Parole Povere - Breviario della banalità moderna, un nuovo Vangelo, non a caso a duemila anni di distanza dagli altri vangeli, che già costituirono un evento letterario epocale.

DEZERTO: Dalla prima volta che ho visto il vostro ildeboscio.com, ho riscoperto una gioia che pensavo ormai perduta: il piacere di leggere. Cosa conterrà il libro? Profili poveri, altro?

IL DEBOSCIO: Cito Gramsci:
"Nelle classi popolari esiste ugualmente la degenerazione libresca della vita, che non è solo data dai libri, ma anche da altri strumenti di diffusione della cultura e delle idee."
"Osservare il modo di scrivere di molti popolani: è ricalcato su un certo numero di frasi fatte" (quaderni dal carcere)
Non abbiamo fatto altro che seguire questa constatazione gramsciana e ricercare esempi di lessico neoproletario e piccolo borghese.
Parole Povere è un elenco di frasi fatte, stanche, sentite e risentite, da essere ormai lise.

DEZERTO: Perché l'hai/avete scritto (soldi? Essere famosi? Divulgare un'idea? Avere tra le mani un libro che merita di essere letto?)
IL DEBOSCIO: Per farci invitare in tv e fare le cose peggiori che si siano mai viste in tv.

DEZERTO: Chi vorreste che lo legga e chi temete che lo legga?
IL DEBOSCIO: Vorremmo che lo leggessero tutti. Non si rivolge a un pubblico particolare. Non temiamo che non venga capito, perchè è un fatto. Speriamo altresì che venga frainteso dal popolino.

DEZERTO: Tra 30 anni le cose che avete scritto saranno ancora valide?
IL DEBOSCIO: Paura di sì

E-BLOG: Grazie come sempre della vostra attenzione.
IL DEBOSCIO: Grazie della tua attenzione. il tuo interesse nei nostri confronti ci conforta.

Per concludere, mi sembra opportuno riportare questo frammento del sito, che spiega cos'è un povero e rappresenta la chiave di lettura per comprendere gli anni 00.

Se il termine “sindrome” significa “insieme di tratti”, allora la povertà è una sindrome, perlopiù ereditaria e decisamente contagiosa.
Il povero è quello che vive alla periferia delle cose, quello che ha sempre visto tutto da lontano. Qualsiasi fenomeno per lui, è distante.
E’ quello che davanti a cose un po’ più complesse del solito, si annoia.
Il povero è quello che non ha idee sue, che riesce a fare sua qualsiasi cosa (una macchina, una casa, dei mobili, una teoria...) senza però digerirla.
Il povero è uno che non conosce il disincanto. E’ uno che si entusiasma anche davanti a cose assolutamente ovvie e banali, a prodotti fatti male, costruiti da altri poveri.
Il povero è un provinciale, uno che ragiona in modo troppo schematico, vede tutti come burattini, e lui stesso è un pupazzetto.
Il povero è abituato a vedere le cose sui libri, talmente distanti da lui sia fisicamente, sia temporalmente, che non prende sul serio nulla di contemporaneo per paura di “sbagliare”.
Il povero è un individuo che la società ha voluto rimanesse bambino, e distante da certe cose.
La società non è in sé così cattiva, è assolutamente impersonale. E’ perlopiù il povero che spesso (per infiniti motivi) si esclude dagli eventi.
Il povero è quello che non si preoccupa di capire e disprezza, o altrimenti si astiene dal giudizio perché ha paura di apparire stupido, covando però dentro di sé un risentimento verso ciò che non comprende.
Il povero è quello che non capisce che è più creativo il non fare nulla piuttosto che fare qualcosa a tutti i costi, di cui ovviamente non c’era bisogno.
Il povero è quello che in qualche modo può farti del male perchè non ti capisce. Non sempre però è in malafede.
Il povero è uno che non frequenta, ma purtroppo non sempre è sufficiente frequentare.
Il povero è quello che risparmia sul cibo.
Il povero potrebbe essere anche quello che ha la Panda. Ma non è povero perchè ha la Panda.
E’ povero perchè non sa chi l’ha disegnata.
Il povero in generale è quello che crede al plusvalore delle nozioni perchè non può permettersi quello delle merci, e viceversa.

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sabato 31 luglio 2004
  Interviste Personali Vol. III - Il Deboscio
DEZERTO: ok, cominciamo. Ad Asti il deboscio è visto un po' come i Dik Dik vedevano la California, a Padova gli Scapigliati si ispirano chiaramente a voi: è arrivato il momento del franchising delle idee? Uffici tipo Tecnocasa in cui dare consulenza sulla vita al popolino?
IL DEBOSCIO: Vorremmo evitarlo, ma siccome non viviamo in uno stato di polizia, ognuno può copiare quello che gli pare.
Scapigliati.com è una copia esatta del nostro sito (emulazione fallita, direbbe qualcuno), a volte tocca le corde del patetico e le spacca, però non fa male a nessuno.

DEZERTO: Aldo Nove vive in via Falck e il figlio di Moratti fa il cameriere al Jamaica. Cioè perchè alcune cose talmente precise accadono? per necessità oppure di proposito?
IL DEBOSCIO: Questa era una domanda che io avevo fatto a te. E tu non hai risposto.
E' una domanda che allora giriamo tutti e due ai lettori perchè, per quanto mi riguarda, era una domanda sincera, in cerca di risposta. Se vuoi posso riformularla meglio:
Abitare in via Falck e fare il cameriere al Jamaica non sono cose divertenti da fare. Nessuno sano di mente può convincermi del contrario. Ora, immagino che tutti e due possono, per mille motivi, evitare cose come queste. Come mai invece le fanno e ne sembrano soddisfatti ? Perchè questo martirio volontario ?
DEZERTO: la risposta per me è nell'intervista di Franz Krauspenhaar a Margaret Mazzantini quando lei dice ...io ci parlo coi barboni. E spesso dentro quel puzzo e quella ruvidezza c’è tutta la pace che i normali non sanno... e allora giustamente Krauspenhaar le chiede se i barboni hanno pace anche d’inverno.

DEZERTO: Quante donne in +/- vi siete fatti grazie al deboscio? Se Lola Ponce (quella del video "I can do it") ti telefona perché ha visto il sito e vuole uscire con te, dove la porteresti?
IL DEBOSCIO: Non ci siamo fatti nessuna solo grazie al sito. Gli argomenti sono e devono essere sempre altri se non le vuoi annoiare. La Porsche è il più valido. Non penso sia nemmeno triste dirlo ormai perchè ho appurato che funziona così. Devo comprarla anche io appena riesco. Quelle che piacciono a me vengono da condizioni sballottate e hanno bisogno di quelle cose lì.
Sai che non conoscevo Lola Ponce ? Sono andato a vedere su Google. E' proprio una tipa da Cumfiesta. Mi chiedo perchè non faccia dei porno. Dici che guadagna di più facendo quello che fa ? Se mi telefonasse e volesse uscire con me la porterei al Ristorante Fuji in via Paolo Sarpi. E poi dove vuole lei. E poi, come dice David, le taglio la testa e al suo posto ci metto il manubrio di una R1.

DEZERTO: consiglia tre posti dove andare a Milano. Che la guida di Aldo Nove alla fine non segnala cose interessanti.
IL DEBOSCIO: Vado a bere al Maraja, quello accanto al Coquetel, in Via Vetere. Poi mi annoio al Rocket e non ci fanno mai entrare al Plastic, a meno che non vada con delle ragazze. Ma tanto fa schifo anche quello. Non c'è niente da fare.

DEZERTO: di chi sono le tette della tipa ritratta con l'adesivo del deboscio?
IL DEBOSCIO: Se vuoi te lo scrivo in una mail separata. E' una mia ex.

DEZERTO: la cattedra di estetica di Zecchi è compatibile con i suoi abbinamenti lacoste gialla / giacca sformata blu / forfora / riporto tre capelli?
IL DEBOSCIO: Sarebbe perfetto allo sportello del PT Business di Via Carducci. E invece ha una cattedra di estetica. In Statale tra i professori, il luogo comune che sento ripetere più spesso è: "Zecchi ? Una macchietta..."
Quello che mi fa più ridere di lui è che inveisce sempre contro il degrado urbano e contro le periferie squallide, pensando di parlare con gente che è cresciuta in Via dei Giardini o in Via Palestro, mentre invece notoriamente gli studenti di filosofia sono per il 98% Bresciani da cemento armato. Lui non ha mai la minima idea di quello che succede.

DEZERTO: tutto è fatto per piacere. Essere fighi, essere ricchi, essere classisti, essere hip. Dire che si odia la gente è in realtà un voler piacere a "certa" gente. VERO / FALSO?
IL DEBOSCIO: Tutto è fatto per piacere. Noi non diciamo che odiamo LA gente.

DEZERTO: Milano è la città del mondo dove ho visto la borghesia vivere nelle condizioni più disagiate, case senza riscaldamento affittate a 1.000€ al mese, rubinetterie anni '60, lavabi monovasca...una rivista stile A.D. dedicata agli interni milanesi più degradati sarebbe interessante?
IL DEBOSCIO: Bisognerebbe capire che cosa è borghese e cosa no. Qualunque stronzo, se glielo chiedi, ti dice di essere borghese. Sarebbe interessante una rivista di quel tipo. Si potrebbe chiamare Travet Design, oppure Scaldabagno (in omaggio a Boiler Magazine)

DEZERTO: Debosci si nasce, ma cosa si legge per diventarlo?
IL DEBOSCIO: Tutte le classifiche propositive secondo me scadono nel liceone. Prova a fare la stessa domanda a quelli di Scapigliati.com e vedi cosa ti rispondono. Così ti deprimi.

DEZERTO: Quale sarà la direzione che prenderà ildeboscio.com nei prossimi mesi?
IL DEBOSCIO: Ci buttiamo a destra?

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martedì 1 giugno 2004
  l'ex ragazza in carriera di via torino
ha 30 anni, ha fatto la bocconi come è giusto, ha lavorato per un po' in un'azienda con sogni di gloria, poi ha visto che non aveva abbastanza singleness of purpose e adesso sopravvive in un'azienda minore, e patisce quando rivede le amiche dell'uni che lavorano a Londra in una merchant bank.
non è bella e allora non può permettersi di uscire con ragazzi non belli, perché altrimenti le parrebbe di sembrare non bella come appunto si sente.
i ragazzi belli si fanno un giro e poi la mollano, e allora lei dice cose tipo basta uomini! e poi la sera dopo sono innamorata persa come fosse la quinta di sex and the city.
i ragazzi belli non le danno amore e nemmeno rispetto e allora lei finge di non volerli, ha il terrore di essere una qualunque e allora si immagina mitica come fosse un film dei vanzina, e anche le sue amiche che sono assolutamente normali sono coinvolte nel processo di squalunquizzazione, per cui le cose banalissime che fanno diventano incredibili, tipo a puerto escondido provocare a parole dei maschi che si stanno facendo i fatti loro oppure trovarsi con tutta la cumpa all'osteria dei binari o alle feste del salone del mobile.
ci tiene molto ad avere uno stile, ma se quando era giovane stare sul classico la faceva sembrare una ragazza bene, ora il tempo che passa la avvicina alla brutta copia della zia zitella: per perdere qualche anno ormai mischia cose di serravalle con altre di aspesi o zara, ma a volte si sente fuoriposto, come quando era andata da h&m, che poi raccontava che era stato come andare allo zoo.
sebbene sfidanzata, anzi proprio per questo, fantastica sul suo matrimonio con 300 invitati elegantissimi, ma lei che arriva in vespa, ristorante aristo-chic ma poi i suoi amici si buttano nella piscina, per l'occasione illuminata con dei cubi di plastica galleggianti con dentro le lampadine che importa un suo amico organizzatore di eventi.
sta di fatto che l'anno scorso, senza nessun'altra ragione che non fosse il non aver nessuna ragione per fare qualcosa, è andata a vivere da sola, visto che l'altro sogno di andare a fare la barista a ibiza è più che altro un pour parler durante le cenette etiliche.
la casa è in centro, gliel'ha prestata il suo amico sushi che è andato a lavorare un anno in australia, lei invita le sue amiche appunto mitiche a giocare alla play che l'amico le ha lasciato, e si divertono come delle pazze.
le vacanze sono in barca in grecia, con una cumpa di 30 persone su quattro barche, che a muoverli tutti si sente un'organizzatrice di eventi anche lei, e all'amico dei cubi di plastica sospira che forse quella era la sua vera vocazione; durante il viaggio c'è sempre un tipo un po' sfigato che la corteggia, e anche se con le amiche lo definisce inguardabile, comunque non le dispiace avere un cavalier servente cui ricorrere nei momenti di totale depressione.
in pratica è abbastanza delusa per essere disincantata e abbastanza intelligente per rendersene conto: si divertirebbe a leggere quesa descrizione, fino al momento in cui si accorge che è lei.

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lunedì 15 marzo 2004
  la poetrice della bovisa

Ho venticinque anni e da settembre vivo in questa milano.
vengo dalla campagna di tranquillamente marche
e sono scappata da una famiglia di ex contadini per fare la mia vita, seguire la mia strada,
crearmi un'identità,
scoprire il mio lato oscuro, amare la mia ombra,
sperimentare la dimensione del male
la dimensione del dolore
la dimensione del doppio
quella dell'arte in generale
e la simbologia
Con il loro affitto.
I miei sono in pensione.
Vivo in un ex spazio industriale recuperato e adibito a casa-ufficio.
Un loft di 250 mq con diverse docce, la moquette verde finto prato, le piante,
Le mazze da golf, i pc, le tazze ikea, i piumini bianchi ikea, il te verde, i biscotti biodinamici,
il latte di cocco.
gli sci in corridoio.
e dei desainer che lavoravano per prada
Sono stata alla sfilata di Armani.
Ma non frequento, mi ci hanno portato.
Sono ambienti aridi.
Io ho bisogno della stazione centrale e della metropolitana
dei bambini svuotati come quaglie, con due dita che ti passano dal culo
e ti cavano l'anima
bambini gelati sulle ginocchia, granstecchi ducali
Perché cerco la vita vera.
Quella vissuta, che passa solo per le porte del dolore.
I buchi della sofferenza, le piaghe dell'esistenza.
La carne in ogni suo bordo beccato.
Faccio ricerca.
Faccio sperimentazione.
Sono amica di aldo nove
E so anche il suo nome vero...
L'anno scorso pesavo quarantanove chili, si vedevano lo sterno e le costole fra I seni sembravo malata,
sembravo un angelo con le ali d'ossa, e se volavo I muscoli diventavano tamburi.
ed ero fighissima
Ora ho messo su qualche chilo ho le guance rosse e ho cominciato a fumare molto
per aumentare le rughe nel contorno occhi,
E virare in giallo la pelle.
Dicono che scrivo come la santacroce.
dico che scrivo troppe spesso cazzo.
Dicono che sono fotogenica.
dicono che comunico molto qualcosa.
Dicono che leggo bene e devo partecipare agli slam poetry.
Dicono che fra qualche anno forse potrei sfondare
e pubblicare magari per I bianchi dell einaudi
Che dicono essere la migliore collana di poesia e io dico che è vero...

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sabato 22 novembre 2003
  Il Deboscio - appunti per la mia tesi di laurea allo Iulm
Le tette del Deboscio

Rileggono Milano con occhi critici, ma affascinati; semmai un poco rammaricati dal sottile provincialismo che pare non abbandonare la metropoli lombarda. Parlano e attaccano la città dei parvenu gli arrivisti del concetto), dall'arte all'editoria. Sono anonimi e lavorano nell'ombra. E, come avviene nelle grandi metropoli planetarie come Londra, per diffondere il loro verbo attraverso degli adesivi. Basta farsi una passeggiata per milano e non sarà difficile trovarli su fermate del tram, centraline elettriche, pali della luce, cartelloni pubblicitari, vetrine. Semplicemente l'ennesimo avamposto nostrano della street culture ormai sempre più main stream.

Venerdi 7 novembre dalle 23.00 "Freak Like Me". La contraddizione come sistema. La prima serata il Deboscio al Gasoline, evento volutamente mainstream per location e sidestream per utenza per inaugurare una serie di eventi a Milano e su Milano. Il deboscio, progetto già noto sul web, presenta la collezione di t-shirt Highbrow Streetwear e situazioni in video al pubblico suo amico e a chi ancora non frequenta.

Gli autori sono tre universitari milanesi legati da una casuale quasi-omonimia. Il primo è Davide, 23 anni, iscritto al corso di laurea in filosofia; gli altri due si chiamano entrambi David, hanno rispettivamente 22 e 21 anni e studiano psicologia ed economia. In Rete, sostanzialmente, stilano classifiche e sparano sentenze. Per loro stessa ammissione: Il sito è nato un anno fa. A spingerci a crearlo è stata la volontà di dire la nostra su ciò che ci dava fastidio della nostra città, della gente che ci abita e in particolare di alcuni personaggi ricorrenti e ammorbanti che la caratterizzano.

Di loro, oltre alla singolare tripla omonimia, non si sa nulla. Siamo tendenzialmente degli studenti. Abbiamo fatto questo sito perché avevamo due idee da scrivere e ci era sembrato il mezzo più immediato.

Il Deboscio non è un blog, non è un portale, non è neppure un progetto d'arte in rete: ha tutta l'aria invece di essere un manifesto. Una rilettura antipatica e pungente della metropoli contemporanea.
Milano dal punto di vista culturale non è messa male, le cose succedono. Il fatto è che molte di queste ci fanno incazzare. Il peggio del peggio secondo noi? Il critico Alessandro Riva e quello che rappresenta: lo spirito contadino. Anche Angela Vettese e tutti coloro che gravitano attorno al Quartiere Isola.

Non basta. Nel loro mirino anche le cosiddette rivistine. Si chiamano Zero2, Hot ecc. Scimmiottano il londinese Time Out ma scrivono troiate immonde, perché cercano di seguire perennemente cose che sono lontane da loro mille chilometri oppure vogliono fare qualcosa di creativo a tutti i costi con pessimi risultati.

Non solo: dato che anche i debosciati devono vestirsi, si improvvisano persino stilisti. Basta cliccare sulla scritta Highbrow Streetwear per accedere a un catalogo di t-shirt acquistabili online (oltre che nei negozi indicati) al prezzo di 25 euro. Per disegnarle ci ispiriamo a cose che hanno avuto importanza per una determinata generazione.

INTERVISTATORE: Perché i locali fanno così schifo? Perché sono tutti realizzazioni mancate delle misere pretese estetiche che popolano le testoline degli agenti immobiliari?
DEBOSCIO: Non saprei. a me piacciono gli scantinati rimessi a nuovo. però immagino che ognuno ha lo zio il cugino il cognato che arreda, fa, disfa, e allora lo fa lavorare. e poi non lo paga.

INTERVISTATORE: Perché certa gente accetta di buon grado file e umiliazioni davanti ai locali e si spazientisce se fa la fila in posta o se non scatti subito al verde del semaforo?
DEBOSCIO: Perché si vede che gli piace tanto. Per citare ancora una volta Londra, a Milano l'idea è tanta gente=bella festa (piace a tanti). A Londra: poca gente=miglior festa (piace a pochi). E in effetti qui è così. Più gente c'è, più la gente ci va. Poi si creano le code. Non credo cambierà mai. L'italietta...

INTERVISTATORE: Perchè i frequentatori dei locali amano così tanto il lusso e la raffinatezza e poi amano i calciatori tamarri, le veline chiattone, arredano le proprie case alla Stalla Lombarda e leggono deliziati la Bibbia del Burino (Io non ho paura di Ammaniti)?
DEBOSCIO: Contraddizioni che non sono da sanare, a mio parere. Altrimenti si esaurisce l'effetto comico.


BIBLIOGRAFIA (WORK IN PROGRESS)
R. OLIVA, La filosofia del Deboscio è online, Il Corriere della Sera, agosto 2003
AA.VV., Freak Like me, Milano Tonight, 7 novembre 2003
AA.VV., La Milano dell'arte contemporanea e dell'editoria? Ci fa proprio incazzare, Exibart, 16 agosto 2003
T. LABRANCA, Understate, 20 novembre 2003

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giovedì 30 ottobre 2003
 
E'importante come si sceglie l'asilo, affinchè i bambini abbiano gli amici giusti prima possibile

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