dezerto zeitgeist
mercoledì 9 maggio 2007
  irene grandi, bruci la città
momenti wim wenders a nastro oggi
parcheggio einaudi, piazza della repubblica, ore 19.22
piani completamente deserti, rampa di uscita
come solveig dommartin quando prende l'aston martin in fino alla fine del mondo
radio
sulla sinistra la torre breda, parte musica nuova
bruci la città e crolli il grattacielo
bruci la città o viva nel terrore
nel giro di due ore
svanisca tutto quanto
svanica tutto il resto




ora, il video è fantastico per gli sms
ovviamente questa canzone non può che essere stata scritta
avendo sulla sinistra la torre breda
essendo di montepulciano che vivi a milano
essendo bianconi
che quando il sole taglia l'orizzonte come solo a maggio
che fossimo a lisbona sarebbe una cosa epica
che i madredeus dicono solo
il mare, il mare, il mare
e questo basta
per farti desiderare di essere ogni partenza
e gli occhi che vedono l'alba in ogni dove da macao a goa
che a milano invece diventa una cosa plasticosa
da comprare all'autogrill
che ti viene da dire
muoia sotto a un tram
più o meno tutto il mondo
esplodano le stelle
esploda tutto questo
muoia quello che è altro da noi due

almeno per un poco, almeno per errore
essendo irene grandi
lavorando da pwc, mangiando da giannino
avendo comunque delle belle gambe
ma essendo comunque una qualunque, tra le tante
essendo lì da pwc tra ias
rendendosi conto di tutto quello che fai
è che non ho niente da fare
questo è quello che so fare

l'addestramento all'inutilità che è '00
e la solitudine siderale che alla fine la fa innamorare
di questo tipo figo ma socialmente a fondoscala
un amore che,come questo discorso,
è un volantino già cestinato
con una sua poetica da due soldi da sms da autogrill
perchè ognuno è una supernova splendidissima
che brucia e sprigiona amore
ma si raffredda nella distanze di anni luce
che è una galassia vitor pisani

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venerdì 4 maggio 2007
  il mio weekend
bene ragazzi ora che sono tornato vi racconto il mio weekend che è normale ma è stato alquanto piacevole

venerdì sera ero in giro come al solito e non sapevo cosa fare allora siccome dei miei amici sono andati in croazia a scopare mi hanno chiesto se li raggiungevo in macchina ed ero propenso a.

poi in brera vedo due tipe su una smart, una la vedevo sempre in brera perchè è un'abituè, una di quelle che saluti sempre ma non sai come si chiama. si chiama federica ha 22 anni va in bocconi.

vabè praticamente la sua amica, la dudi, stava male e doveva sboccare perchè aveva bevuto tanto. io allora se c'è una cosa che mi piace troppo è mettere le dita in gola alle tipe, allora mi avvicino e lo dico che ci penso io che sono esperto che mi è capitato mille volte che l'unica soluzione è il mio dito nella sua gola. federica apprezza molto il mio aiuto e dice che anche se pensava fossi un menoso di merda mi ha rivalutato e che sono davvero buono perchè intanto i miei amici che la conoscevano dicevano che a loro della tipa fotteva sega e di lasciarla li che volevano andare a ballare.

io le metto un dito in gola ma superprofondo ed era fighissimo e spingevo sempre più, poi ha sboccato

poi le ho scavallato due cd dalla smart come ricordo dell'accaduto, mi son fatto fotografare da un maruga sul tettuccio della sua macchina tanto lei capiva niente e sono andato a ballare

l'indomani decido di andare ad alassio, inaugurazione delle vele, chiamo la fede conosciuta bene il giorno prima e tac si parte io lei e due miei amici si va a fare gli spessi

parcheggio davanti ad una hyundai proprio paraurti-a-paraurti e al mio ritorno trovo un biglietto sulla macchina sicuramente scritto da una tipa perchè la calligrafia e il messaggio erano da tipa:"da milano con furore sei arrivato, solo perchè hai questa macchina non ti è permesso parcheggiare contro la mia" e questo biglietto lo terrò per sempre perchè trovo che ci sia tutto dentro.

poi il weekend prosegue ma sono stanco di raccontare ciao

in spiaggia il giorno dopo faccio amicizia con una sguinza assistente dentista di gallarate e l'amica che invece ha un bar sempre a gallarate

io uso un trucco fighissimo beh lei aveva un cagnolino e faccio l'interessato "eh ma che cucciolo, troppo bello come si chiama"

il cane si chiama snow a me faceva cacare il cazzo ma ci gioco insieme poi dico alla tipa assistente dentista "scusa posso indovinare il tuo nome che io dalla faccia delle persone capisco come si chiamano" lei era molto divertita e poi al terzo tentativo scopro che si chiama rachele

fisico scolpito, figa assurda, purtoppo io devo tornare a milano, le do un biglietto da visita, per ogni evenienza, lei dice di andare a gallarate a trovarla, quando torno.

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venerdì 30 marzo 2007
  milano calibro 9

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domenica 4 marzo 2007
  dimmi come passi le notti

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lunedì 12 febbraio 2007
 
L'incanto di una macchina mondiale che sforna meraviglie che non smettono di migliorare, quando sembrava che tutto sarebbe stato più bello per sempre.
Aldo Nove, Milano non è Milano

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sabato 1 luglio 2006
  T O R R E B V E D A
dopo anni di incubi, tutte le notti a sognare più o meno la stessa cosa, stanotte alle 4 e mezza sono entrato nella torre breda.

abbiamo suonato il citofono del garage, abbiamo parcheggiato dentro, sembrava tipo un film dell'orrore come "society", perché le macchine dentro erano tutte tedesche e tutte, dico tutte, grigie o nere. la cosa mi ha impressionato.

il garagista indiano ci ha chiesto che cosa ci facessimo. e noi: "andiamo da luca laurenti" con ostentata sicumera. l'indiano ha come fatto "ah beh allora..." alzando le mani quasi a chiedere scusa e non ha domandato oltre.

abbiamo preso l'ascensore. siamo saliti al ventinovesimo piano. molto veloce.

capirete l'emozione. è una scena che ho sognato tutte le notti da quando ero piccolo. tutti avrete un'ossessione della vostra infanzia. la mia è sempre stata la torre breda. quell'aspetto lugubre, l'intonaco che cade a pezzi, la dubbia bellezza della costruzione e i vari suicidi hanno aumentato nel mio immaginario l'aura di decadenza dell'edificio, che per me ha sempre rappresentato qualcosa di tremendo. la gente da piccola ha paura del buio, io invece avevo paura della torre breda.

adesso posto una foto.



intanto arriviamo al ventinovesimo piano.

ho scattato una foto col cell. non è molto esplicativa, ma tant'è.

la sensazione che si prova guardando milano da lassù è una via di mezzo tra google earth e un vecchio opuscolo della centrale del latte, che tanto nessuno di voi ricorda.



questo è viale tunisia.

saliamo ancora, e data la conformazione tonda della stanza capiamo di essere arrivati nella parte più alta della torre, ovvero questa:



cerchiamo e troviamo la porta che da accesso all'enorme terrazza condominiale, ma è chiusa. provo col trucco della carta, che ho spiegato anche a filo una volta, quello che apre tutte le porte di un certo tipo, ma niente. non si apre. peccato.

la cosa che mi ha colpito di più è che sopra al ventinovesimo, salendo, c'è un'ultima porta blindata nuova, avvolta ancora nel pluriball, segno che lì hanno appena ristrutturato un appartamento.

cerco di aprirla ma nulla. è ovviamente chiusa. passiamo qualche secondo a domandarci che cosa ci possa essere là dietro, la risposta la sappiamo già, ed è anche banale. è il più bell'appartamento di milano, e se mi permettete, anche il più costoso in assoluto.

scendiamo e ce ne andiamo.

colonna sonora: purple rain - prince

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giovedì 30 marzo 2006
  una settimana a milano
pranzo ekatana

menu razziale

cena shambala

Il direttore del Grand Hotel Gallia, Piero D. P., 44 anni, originario di Bressanone, è precipitato attorno alle 19.30 dalla balaustra interna del settimo piano, sfracellandosi nella hall.
Suicidio? Malore? O semplice incidente? Secondo le prime informazioni, Piero D.P., sposato con una cittadina inglese e padre di 3 figli, soffriva da tempo di crisi depressive.
E questo orienterebbe l’ipotesi del suicidio. Ma in albergo si avanza con forza la possibilità di un improvviso malore o di una mossa sbagliata, un inciampo, che avrebbe fatto precipitare nel vuoto il direttore del Gallia.
"Era affacciato alla balaustra - è l’impressione di due persone all’interno della hall due, che si scambiano commenti -. Lui spesso si affacciava da lì per vedere come andavano le cose alla reception".
Altra ipotesi: davanti alla balaustra c’è un tavolino, forse l’uomo vi è inciampato al momento di affacciarsi - com’era solito fare, abbiamo visto - a guardare verso il basso.
"Non era malato e non soffriva di depressioni - smentisce il responsabile della catena alberghiera Starwoods, della quale il Gallia era entrato da poco a far parte -: il direttore era una persona tranquilla".
Mentre la gran parte del passaggio viene dirottata verso un’uscita laterale, dall’esterno della facciata principale si osserva un paravento davanti all’area nella quale l’uomo è precipitato. Attorno, molta concitazione, come se tutti i dipendenti del Gallia fossero qui concentrati. Ma l’attività di ricezione prosegue senza apparenti intoppi. Dietro la porta girevole, il portiere in livrea accoglie i clienti come sempre.


Hello Kitty

Le teste agli angoli delle strade

ho visto cose...

I like you

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lunedì 13 marzo 2006
  una settimana a milano
le colonne

troppi ricchi e snob si atteggiano ad artisti pop

magliette

metro

duomo

fabbrika

milano

la vita non è lavoro

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martedì 31 gennaio 2006
  Intervista a DO NOT
15

stasera
sono sceso all’inferno.

andata e ritorno.

m’ha venduto il biglietto
il desiderio di sempre.

cristal & condom.

giulia
studentessa modello
sul terrazzo in via monti
le chiama puttane.

ma scopa come loro.

sui divani del william’s
lacrime e lingue
bagnano come
all’uscita del san carlo.



16

diciott’anni a novembre.

due cognomi ingombranti
una retta alle suore
la pillola il cuba.

sulla porta
occhi bassi
temo ogni volta
non vogliano entrare.

ma a letto i tuoi sguardi
consapevoli pieni
crudamente immorali
ingoiano ansie
pudore
divieti
ridono dei padri
delle leggi
e di dio.

innocente e perversa
le regole cambiano
quando apri le gambe



Come diceva Rossana Campo, la maggior parte della gente quando si mette a scrivere sta in posa.
E poi ci sono i poeti, quelli veri, che quando scrivono descrivono la realtà, rendendola semplice ai nostri occhi come solo è la verità una volta che è disvelata; ecco, questo pensavo e penso quando leggo il blog di DO NOT.

E-BLOG: Nelle tue poesie, con pochi versi sai tratteggiare la realtà milanese meglio di chi Milano la vive da sempre. Il dono di questo sguardo sembrerebbe derivare dal non essere nato e cresciuto a Milano. Raccontaci di te.
DO NOT: gotcha. vivo a milano da una decina d’anni, quando son venuto a studiare qui. guardare un posto con gli occhi di chi ne ha già vissuti anche altri aiuta senz’altro a vederlo in modo più chiaro, mi fido poco dell’opinione che non venga dal confronto. ma non credo sia questo il punto. un ritratto lucido di questa città può farlo qualsiasi milanese che abbia viaggiato un po’, non è indispensabile esserci arrivati a diciott’anni. no, la differenza credo stia soprattutto nel fatto che io milano me la son scelta, al contrario di tanti che qualcun altro ha deciso di partorire qui. e per scegliere devi prima valutare, analizzare. quindi conoscere. e magari innamorarti un po’. è più facile fare il ritratto ad una che ti piace.
che faccio nella vita. mi verrebbe da dirti che cerco di far tutto quello che mi fa star bene, provando finchè è possibile a non far star male gli altri. ma non credo la domanda alludesse alla mia etica.
né credo tu voglia un autoritratto, dipingere allo specchio mi viene male. finirei per far finta di dirti chi sono, raccontandoti come mi sembro e cosa voglio essere. facciamo che resto sui dati da cv. asciutti, poco imbarazzanti e facili sia da scrivere che da leggere. se non contano niente lo decideremo dopo.
bene, ora è più chiaro.
oggi sono prof a contratto in un ateneo milanese.
credo la mia età sia intuibile da quanto ho già detto prima, ma a scanso di equivoci non ho ancora trent’anni. ok, ci manca poco. ma non ce li ho ancora.
mi occupo principalmente di finanza. oltre all’attività di ricerca e didattica in università e master, più tipica della carriera accademica, faccio molta consulenza.
lo so, non c’entra nulla con quello che scrivo. almeno a prima vista. ma se uno ci pensa un po’, arte e finanza non sono poi così lontane. c’è una gran poesia nei soldi.
una quindicina di anni fa non avrei mai previsto di ritrovarmi dove sono adesso. ho una maturità classica e da sempre la cosa che mi è riuscita meglio, a parte mettere nei casini me e chi mi gira intorno, è stata scrivere.
ma se a vent’anni ti piacciono le cose facili c’è qualcosa che non va. e così l’ultimo giorno utile per l’iscrizione all’uni scelsi ingegneria. gestionale,per l’esattezza.
contrariamente a quello che pensa di solito chi mi ha conosciuto da cinque minuti, ho alle spalle una carriera scolastica da primo della classe. pagella d’oro al liceo, laurea e dottorato col massimo dei voti. il tutto nei tempi minimi.
è vero, non doveva essere un’autocelebrazione. ma è solo per dire che uno che si diverte a scrivere non sempre deve vivere fuori dal mondo. e poi è un cv, no?
a questo punto dovrei dirti che tutto quello che so però non me l’hanno insegnato a scuola, che le cose che contano si imparano fuori, e che in quello che scrivo il mio percorso di studi non c’entra nulla.
che in qualche modo è vero. ma non del tutto.
aver convissuto cinque anni con lirici greci e antologie del neorealismo italiano, per poi farne altri cinque con i matroidi n-dimensionali e la teoria di modigliani-miller credo non sia stato inutile.
alla fine parlano tutti delle stesse cose, guardandole da punti di vista magari distanti e provando a raccontarle in lingue un po’ diverse.
e come già sai, mi piace farmi un’opinione che venga dal confronto.
alla mia formazione classica devo senz’altro la passione per la comunicazione, la capacità di intuire senza la necessità di formalizzare, il coraggio di essere approssimativo quando una foto sfocata è più bella di una messa a fuoco.
e quello che è venuto dopo? mi ha impedito di derivare. mi ha tenuto con i piedi per terra.
vorrei dire altro, solo che non voglio annoiarti.
non è vero, in realtà sto pensando che ho già detto troppo. e poi son curioso di leggere la seconda domanda.

E-BLOG: L'arte di dire fingendo di non voler dire e viceversa...
La seconda domanda è su due cognomi ingombranti , un verso che è stato definito come il più significativo della poesia italiana degli ultimi dieci anni, ovvero poetica italiana degli ultimi dieci anni, per bellezza stilistica e capacità di descrivere una classe sociale, le sue ansie e le sue aspirazioni. Ti proponi di descrivere un disagio dal di dentro, oppure il tuo obiettivo è di essere un osservatore esterno che compie un ritratto di un periodo alla stregua di quello che fece Parini con la nobiltà milanese? Quanto è autobiografica la vita che descrivi nei tuoi racconti e quanto è esercizio stilistico?

DO NOT: grazie. certamente è un’esagerazione. quindi grazie di nuovo. in realtà so molto poco della produzione poetica negli ultimi dieci anni, sia italiana che estera. ho sempre letto prevalentemente prosa, narrativa in particolare. e negli ultimi anni sempre meno anche di quella. non è una cosa di cui vado fiero. ma nemmeno me ne vergogno. ho “smesso” di leggere e basta, come si smette di fumare o di andare a trovare una vecchia zia. arriva un giorno in cui ti stanchi di leggere storie di altri scritte da altri. e cominci a scrivere la tua. ma intanto devi anche continuare a viverla, e il tempo non è tanto.
se sei un lettore appassionato, questo forse ti deluderà. pazienza, sono abituato a deludere. e per non perdere l’abitudine, rincaro subito la dose.
non c’è denuncia sociale in quello che scrivo.
non perché non attribuisca alla comunicazione letteraria, ed artistica in genere, una funzione sociale. ce l’ha, e non sta a me dire che è essenziale.
ma in ciò che scrivo io, almeno nelle mie intenzioni mentre scrivo, qualsiasi dimensione sociale – o più in generale qualsiasi astrazione a CATEGORIE – è del tutto assente.
io parlo di individui e della loro singolarità. qualsiasi metafisica di questo individuo è un’astrazione che non mi riguarda.
non me ne vogliano la critica marxista o i fan dell’engagement. non mi reputo un disimpegnato, ma non mi impegno quando scrivo.
o almeno, quello che so è che oggi è così.
e non credo di ritrarre un disagio. magari c’è, nei personaggi che descrivo. ma francamente me ne frego. se giulia è una perbenista complessata che non sa conciliare quello che le han detto mamma, papà e catechismo con la voglia di farsi sfondare da uno che appena conosce, per me sono e restano affari suoi. mi sta bene essere quel semisconosciuto che se la scopa, e pace così.
questo non vuol dire che io la guardi da lontano. che la osservi “dall’esterno”, per citare le tue parole. non racconterei mai la realtà guardandola da fuori. ai profeti io non ci credo. e soprattutto non voglio essere uno di loro. i profeti hanno la barba lunga e i capelli sporchi, si vestono di merda e mangiano male. sono quelli che non hanno trovato un posto nel sistema, per incapacità o pigrizia. e allora predicano controcorrente.
ora, non son qui a raccontare di un mondo perfetto, in cui tutto va come l’ho sempre sognato. ma sto mondo è così, è tutto quello che c’è, e non ho la minima intenzione di perder tempo cercando di rifarlo da capo. piuttosto provo a prenderne il meglio, magari cambiando quel poco che si può cambiare. ma da dentro, su questo non ho dubbi.
autobiografico o meno. se esistono scrittori non autobiografici, io non li conosco. credo che anche chi scrive libri di ricette a modo suo lo sia. non possiamo raccontare nulla se non ciò di cui abbiamo esperienza e di niente ne abbiamo se non della nostra vita.
lo so, lo so. non erano ste menate che volevi sentire. tu vuoi sapere se le storie son vere. caro edoardo, io ho pochissima fantasia. sono un discreto traduttore di quello che mi succede, ma non so fare molto di più.

Jean Béraud, <br />La sortie du Lycée Condorcet

E-BLOG: Un altro bellissimo momento poetico è quando descrivi le lacrime all’uscita dal San Carlo, che mi ha ricordato Proust e i quadri che ritraggono l’uscita dal liceo Condorcet. Una trasposizione voluta per far risaltare la
continuità tra due borghesie? Quale significato attribuisci, nella tua poetica, alla ripresa di luoghi, come il San Carlo, che costituiscono un caposaldo dell’immaginario collettivo?

DO NOT: se ti ho ringraziato per il commento sul mio verso, al paragone proustiano devo fare molto di più. proust è senz’altro l’autore che preferisco, senza limitazioni di genere ed epoca, e la recherche l’opera più completa tra quelle che abbia letto. riletto, anzi. dato che quei sette libri sono gli unici – eccezion fatta per il tonio di mann, che abbia letto due volte.
mi ha sempre sorpreso come una persona sicuramente molto diversa di me, non solo per lontananza nel tempo ma anche per distanza caratteriale, abbia potuto dire tutto quello che penso dicendolo meglio di come potrei fare io. per giunta in un’opera unica. in qualche modo la cosa mi infastidisce.
si, direi che marcel proust è l’unico “mito” che ho, se di mito si può parlare. uno che ha avuto la capacità di dire davvero tutto, e il buon gusto di dirlo una volta sola.
non c’è però richiamo volontario a lui, in quelle immagini che citi. sicuramente può essere un’associazione inconsapevole, che anzi mi fa piacere tu mi abbia fatto notare.
è vero, qui la “categoria” sembra emergere. ma è puro espediente mediatico, non elemento promotore.
credo che la comunicazione, non solo letteraria, si riconosca in due momenti logici essenziali. c’è una prima fase (il)logica di pura generazione del messaggio, che è paradossalmente in potenza largamente indipendente dal destinatario, e perfino dall’effettiva esistenza di esso. è la fase iniziale di esternazione, di produzione del messaggio per la pura esigenza di concretizzazione di un’idea/stato emotivo. una prima forma (impropria) di comunicazione può arrestarsi qui, un po’ come il diario segreto della ragazzina e le lettere che scriviamo sapendo già che non le spediremo mai.
la seconda fase è quella di delivery al destinatario, in cui il messaggio assume anche la forma ed i moduli espressivi più coerenti con le caratteristiche del ricevente. beh, ovviamente se voglio farglielo capire, il messaggio!
ecco. il ricorso al topos radicato nell’immaginario collettivo è l’espediente mediatico che consente nel destinatario l’associazione immediata e sintetica tra l’individuo o il particolare - che è elemento fondante e generatore del messaggio – e un archetipo generale a lui ben noto, quindi facilmente raffigurabile senza passare per descrizioni a mio avviso anti-liriche.
ma la “categoria” non è mai elemento generatore dell’esigenza comunicativa, né centro del messaggio. interviene nella fase di confezionamento, quando il prodotto essenziale deve arricchirsi di un’interfaccia per divenire fruibile da un mercato target con determinati filtri interpretativi.
ok, sono diventato l’esegeta di me stesso e questo mi fa orrore. d’altronde sono troppo egocentrico per non approfittare di domande simili. ma andiamo avanti.

E-BLOG: Che locali frequenti per trarre ispirazione (ristoranti, bar, discoteche)?
DO NOT: la mia vita sociale è tutto sommato molto, molto ordinaria. non frequento salotti letterari, tanto per cominciare. nulla mi annoierebbe di più di una serata con tre o quattro scribacchini foruncolosi e un paio di racchie che vanno in estasi per due versi scritti male.
se non si era capito ancora, non sono per le (presunte/sedicenti) elite culturali. o meglio, che le facciano pure. ma non mi invitino alle loro serate. ci si lamenta spesso che la poesia non venda.
ma cosa vogliamo che abbia mai da dire al mondo là fuori uno che quel mondo non lo vive? non mi piace ricalcare luoghi comuni, ma il prototipo del poeta resta uno sfigato con seri problemi di integrazione, che nel migliore dei casi scrive per la minoranza dei suoi simili, bofonchiando ora inutili lamentele ora versi rabbiosamente impotenti contro il “sistema”. un altro profeta, insomma.
completamente fuori mercato. ora, non vorrei si pensasse che io non apprezzi le voci fuori dal coro. mi sta bene chi ha il coraggio della diversità. ma prima di criticare una realtà devi averne esperienza e si può sputare su qualcosa solo dopo essere stati capaci di ottenerlo.
la mia vita sociale è molto, molto ordinaria. vivo in mezzo a persone che alla sera, anziché aver voglia di scrivere, vanno a ballare o si guardano un bel film. e non è nemmeno cinema indipendente che in libreria ci entrano poco e di solito per fare un regalo. magari un ken follett, certo non proust. i posti che frequento sono snobbati dagli illuminati intellettuali, che si limitano il giorno dopo ad informarsi, con ingorda malsana avidità di particolari, su chi c’era o non c’era alla tal serata.
vivo in mezzo a persone “normali”, insomma. le stesse che qualcuno definirebbe banali. senza sapere che banalità è solo la distanza a cui teniamo gli altri, che non ci permette di vederne i particolari.
d’altronde io la adoro, la banalità. per molti è un difficile punto di partenza, da cui cercare di migliorarsi per riuscire a sentirsi “speciali”. per me è un punto di arrivo, il risultato di un lungo lavoro di “semplificazione”, il ritrovare in una dimensione diversa e complementare alla mia – socialmente banalizzante, se vuoi - l’antidoto all’ipersensibilità della poesia e la ricetta di una sana, serena “normalità”.
 IO=10
E-BLOG: L’analisi della realtà sociale milanese che porti avanti attraverso la contestualizzazione dei soggetti nell’ambiente ti accomuna, seppur per percorsi molto diversi, al gruppo di scrittori del deboscio. Cosa ne pensi di loro e più in generale della scena letteraria milanese?
DO NOT: come dicevo anche prima, della scena letteraria milanese so ben poco. né mi interessa particolarmente conoscerla meglio. questo non vuol dire che non mi farebbe piacere far quattro chiacchiere con qualcuno che vive nella mia stessa città e che come me ogni tanto si mette a scrivere. ma ci parlerei come parlo con la prima tipa conosciuta al bancone di un locale, o con un amico di un amico presentatomi per caso ad un aperitivo. nulla gli aggiungerebbe il fatto di scrivere. quello che mi arricchisce è innanzitutto interagire con persone diverse da me.
il caso deboscio è interessante. ma lo vedo più come un buon case study di marketing che come un fenomeno letterario. non che le due cose debbano essere poi drammaticamente diverse, certo. in ogni modo tra me e loro sono più le differenze che i tratti comuni. e per questo, naturalmente, mi piacciono.
nel loro caso credo tutto sia partito da una business idea, brutalmente sintetizzabile in “vogliamo vendere le magliette”. l’aver messo su una teoretica ed etica del debosciato fa parte della semantica del prodotto, lo arricchisce di intangibles che ne potenziano il significato simbolico e – soprattutto – il controvalore in quanto output vendibile.
anche il libro penso sia un’idea venuta dopo.
sia chiaro, non c’è alcun giudizio di merito nella mia constatazione. non attribuisco accezione negativa ai concetti di commercializzazione e commerciabilità.
apprezzo al contrario l’imprenditorialità in quanto capacità creativa – e quindi in qualche modo artistica – applicata al sistema reale.
del resto commercializzare idee implica dover stare sul mercato. e se non altro questo impedisce di cadere nella trappola autoreferenziale del profeta che vive fuori dal sistema.

E-BLOG: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Intendi pubblicare libri delle tue opere?
DO NOT: l’idea di pubblicare qualcosa mi è già venuta un paio di volte. se non l’ho ancora fatto, ci sono almeno un paio di ragioni. tanto per cominciare ho sempre ritenuto una dimensione pubblica come “scrittore” – in particolare di quello che scrivo io – poco compatibile con il lavoro che faccio. in secondo luogo, mi è sempre mancata una spinta essenziale, quella dei soldi. chi punta sulla propria produzione letteraria per campare, ha naturalmente la pubblicazione come obiettivo primario. ovvio, altrimenti non mangia. io ho la fortuna di avere un lavoro ben pagato, quindi l’incentivo economico nel mio caso non scatta. piuttosto quello che a volte mi manca è il tempo, l’unica risorsa davvero non rinnovabile. e prendermi altri sbattimenti è l’ultima cosa di cui abbia voglia.
certo, la pubblicazione è comunque un punto di arrivo. e sapere che ciò che scrivo è gradito da chi lo legge non mi lascerebbe tutto sommato indifferente.
boh, vedremo come andrà a finire.
per il futuro, non è che faccia grandi programmi. ma credo di saper bene quello che voglio, in termini di obiettivi essenziali. questo si. non sono un fan dell’accurata pianificazione operativa e non ne sarei capace nemmeno volendo. mi piace aver ben chiaro dove voglio arrivare, senza saper bene oggi cosa fare domani per arrivarci.
oggi ho quasi trent’anni, abbastanza cazzate fatte e di cui essere orgoglioso alle spalle e la consapevolezza di aver ottenuto molte delle cose che ho voluto. oltre alla certezza che molte altre ne vorrò in futuro.

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mercoledì 14 dicembre 2005
  la cena del downtown
Cena downtown

Alla cena del downtown sono invitati i clienti che frequentano la palestra col personal trainer.
ci sono un sacco di burini, l'età media è 35 anni ma ci sono anche tanti cinquantenni.
Tutti quelli che incontri nudi nello spogliatoio li rivedi in discoteca.
prima si mangia e si beve poi si balla.
In palestra se ne parla già un mese prima e tutti promettono che faranno la gara a chi beve di più.
I discorsi son gli stessi che si fanno in palestra, tutti raccontano che si son fatti una strafiga, che son pieni di donne (uno l'altra volta mi ha raccontato che a formentera s'è fatto la fabiani).
Si parla delle proprie macchine, di calcio e poi ci si prova con le clienti più in voga per poi vantarsene il giorno dopo al downtown!

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giovedì 1 dicembre 2005
  Magazzini Generali
ai magazzini sono stato qualche sabato fa, una ressa tremenda, anzi una rella tremenda.

la scena che ricordo con più gusto era quella di due figuri che pippavano in mezzo alla pista (completamente piena) avendo sapientemente steso su una carta d'identità in mano a uno dei due. e nel frattempo ballavano.

due saltimbanchi. mancava solo la scimmietta legata.

poi un tizio a un'altra serata aveva avuto da discutere con un altro, è uscito, ha preso in macchina una mazza da golf, è tornato dentro e ha spaccato la mandibola al povero malcapitato.
poi è stato fermato.

un tizio completamente strafatto è salito in macchina e ha investito dei buttafuori, ma era talmente incosciente che è rimasto in macchina. a quel punto c'è stata una rivolta, 30-40 persone intorno alla macchina. hanno spaccato i vetri, lo hanno tirato fuori e poi il seguito ve lo immaginate.

un tizio è stato scaraventato giù dalla balconata che c'è fuori, con schizzi di cocktail da tutte le parti. sembrava dovesse cadere di testa, poi non ho visto, perché la folla copriva la mia visuale. nessuno ci badava e tutti continuavano a parlare, a fumare, ecc. ecc.

poi sabato sera ai magazzini c'è stata la più grande rissa che si sia mai vista.
hanno picchiato anche i buttafuori. hanno dovuto chiudere i cancelli.

infatti adesso al mercoledì entri solo con il tesserino universitario.
così adesso debauched è l'unico mercoledì bello a milano.
ogni secondo mercoledì del mese.


id

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domenica 27 novembre 2005
  4n0th3r w33k 1n m1l4n
pirelli

psycho girl

und

www.mooserental.com

pirelli

pirelli

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mercoledì 19 ottobre 2005
  x iLobby Night @ Rocket
Lobby Night @ Rocket

Giuliano Ferrara: - Ma che gente va al Rocket? Mica questa gente qui?

Questi vanno al Rocket di venerdì

Questi vanno al Rocket di mercoledì

Questi vanno al Rocket di sabato

Michel Houellebecq: - No, questi sono gente del Rainbow che va al Rocket di mercoledì o di venerdì. Poi ci sono gli amici della cugina di Vale che ci vanno il sabato. Ma il giovedì è ok, vai pure.

Soundtrack: Mondo Merlino di DJ Heidi (Lobby Noise System)

P.S. x i gattini techno mimimali cliccate qui

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lunedì 3 ottobre 2005
  1 W33K 1N M1L4N
coming back home

Michel Houellebecq & Elisabetta Sgarbi

John Richmond

Ori Richmond

soundtrack: Debauched, Take No Coke on Mars

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giovedì 29 settembre 2005
  Houellebecq in Feltrinelli
Michel Houellebecq questa sera ore 18.30, Feltrinelli di Piazza Piemonte, Milano. Introduce Giòrello.

Estensione del dominio della lotta
Come il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto.
Taluni fanno l'amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. Taluni fanno l'amore con decine di donne; altri con nessuna. È ciò che viene chiamato Legge del Mercato. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l'adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo.In situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l'estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società.
Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine.


che poi, se Houellebecq è la piattaforma di analisi dell'oggi, Giò rello ne è la declinazione a livello milanese:
C'è chi dice che l'amore
Oggi non ha più valore
Perché solo ai soldi pensa
E alla fine mangia in mensa
Burattini incravattati
Da 1.500.000 al mese
Su e giù per la città
Sulla jeep a fare spese
Attento che cadi, attento che cadi
Attento che cadi, attento che cadi
C'è chi dice che l'amore
Oggi è in trasformazione tipica mentalità
Manager di società
C'è chi insegue la carriera
Poi a casa è cameriera
C'è chi muore dall'invidia
Per chi lavora nei mass media
Ma che vita vuoi, in che mondo sei
Siamo donne oltre le gambe c'è di più
Donne donne un universo immenso e più
C'è chi al mondo è un egoista
E chi invece è pacifista
C'è chi no non cresce mai
E si trova in mezzo ai guai
Chi ha la testa sulla luna
E poi sfida la fortuna
C'è chi guarda nel passato
E chi invece è già cambiato
Attento che cadi, attento che cadi
Attento che cadi, attento che cadi
Ma che vita vuoi, in che mondo sei

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martedì 26 luglio 2005
  Esame di inglese da Smooth
Esame di inglese da Smooth

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lunedì 18 luglio 2005
  Via Fiori Chiari
Oggi sarà l'ultimo giorno che andrò in Via Fiori Chiari.
Già mi manca.

L'atelier di via Fiori Chiari

Papa Razi

Davvero Sarete Famosi?

Casa di Piero Manzoni

in Fondo Anima

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venerdì 24 giugno 2005
  Panino Giusto
panino giusto

le amiche che ridono sempre e non hanno niente da dire.
l'insalata sanremo e il valtellina.
le mamme con le figlie.
la copia stanca di sè.
i single e i consulenti.

impiegati

i divorziati la sera che hanno la figlia.
il tiramisù con due cucchiai.
la terza uscita disimpegnata per farti vedere che ormai siamo in confidenza.

anche gli angeli mangiano panini

la tipa appariscente che sta con il padre ricco e scherza con il figlio figo.
l'insopprimibile bisogno di distinguersi ordinando il solito.

c'è questo albergo di new york dove la camera costa 25.000$, che uno che conosco mi ha detto...

i raccontatori di aneddoti di persone mai conosciute che scadono nel gigantismo.
ma soprattutto,
la splendida alterigia, l'elegante trascinamento, la lenta grazia, la sublime indolenza,
della cameriera asiatica.

asyan angel

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sabato 14 maggio 2005
 
Vieri Brocchi Seredova, il tridente di Viale Washington

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domenica 24 aprile 2005
 
Marangoni? Me cojoni!

A volte sono proprio orgogliosa di far parte del mio fashion institute!!!!!!!
Si sa,noi della Marangoni siamo un po' pazzi quindi si può immaginare il livello di degenero...

testimonianza reale tratta da Amnesia - Grazie alla Maranga

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sabato 23 aprile 2005
  PR Hall of Fame: Carlos Zork
A grande richiesta di tutti i suoi fan, torna in prima pagina l'intervista a Carlos Zork

The Zorkettes

Carlos Zork è decisamente uno dei pr emergenti della scena milanese: dal Caffè Atlantique al Room, da duepuntozero.com a seratemilanesi.it, chi è nelle sue liste è dentro, chi è fuori è fuori.
E-blog lo ha intervistato per voi.

E-BLOG: - Carlos, raccontaci di te e del tuo lavoro.
ZORK: - Ho 20 anni, studio grafica pubblicitaria, la notte faccio il pr per arrotondare e mantenermi agli studi, visto che i miei più di tanto non mi possono dare. Attualmente faccio il pr per l'Hollywood, per il Café Atlantique, e poi ogni mese organizzo la serata pervert al De Sade.

E-BLOG: - Serata pervert? Cosa intendi?
ZORK: - E' la serata che organizzo ogni mese al De Sade, la serata, con i gay, con le lesbiche, i travoni...quella gente lì, insomma.

E-BLOG: - Come ci si veste alla serata pervert?
ZORK: - Ci si veste tutto di bianco, o tutto di nero. Oppure bianco e nero. Io mi vesto di nero oppure di bianco e nero, ma tutto bianco mai!

The Zorkmates

E-BLOG: - Il fatto di essere diventato un pr ti fa sentire parte di un’élite? Come hai iniziato? Per te essere pr rappresenta un punto di arrivo o un punto di partenza? Come ti immagini tra dieci anni?
ZORK: - No, non mi sento parte di un’ élite, faccio il pr per mantenermi. Ho iniziato spinto da alcuni amici che lo facevano, ci ho provato, mi divertivo, e allora ho deciso di farlo anch’io.Tra dieci anni mi immagino che faccio un lavoro serio in un ufficio, oppure che lavoro in un pub.

E-BLOG: - Quanto guadagni per sera come pr?
ZORK: - Dipende da quanta gente riesco a portare nel locale. Diciamo che può variare da 30 euro a 200-300 euro se va bene.

The Zork's Angels

E-BLOG: - Quante persone riesci a muovere in una serata?
ZORK: - Mediamente dalle 30 alle 50 persone.. Poi capita che io nemmeno mi presenti alla serata, però ormai sono conosciuto, ho la lista, e allora anche se non vado ci va della gente a nome mio e quindi ho comunque mosso della gente.

E-BLOG: -Ti capita di sentire il peso della responsabilità per i compiti di promozione che ti vengono affidati?
ZORK: - Sì, sia verso il locale che verso la clientela. Anche perché se poi la serata è venuta male, e allora la volta dopo telefoni alla gente per dirgli di venire a una serata, loro ti dicono “non ci fidiamo, l’altra volta è venuta uno schifo…”.

Zork & Vampirella

E-BLOG: - Cosa ti piace e cosa non ti piace del mondo delle discoteche milanesi?
ZORK: - Mi piace che ci si diverte. Non mi piace quando c’è la gente di merda. Quella che inizia a bere, si esalta, e allora saltano gli schiaffi. Non mi piace quando bisogna far saltare gli schiaffi.

E-BLOG: - Per il pre-discoteca, consigliaci il tuo ristorante preferito.
ZORK: - Direi l’Isola, in Corso Como.

The Zorrkinettes

E-BLOG: - Quali sono le tendenze in atto nel clubbing milanese, dal punto di vista dell’abbigliamento?
ZORK: - Nei posti dove faccio il pr la gente è vestita D&G, oppure Armani Jeans. A me piace vestirmi casuale. Di solito a vestirmi vado in un negozio pop, Uptown.

The Zorrkeuses

E-BLOG: - Qual è il tuo genere di musica preferito?
ZORK: - Una volta mi piaceva l’hip-hop, poi adesso mi piace l’elettro-house, Dj Yako, Dj Ralf, Niño Lopez, Steve Mantovani, Ricky Montanari. Mi piace l’elettro-house perché è il genere di musica che si suona nelle serate pervert.

The Zork girls

E-BLOG: - Sei sempre fotografato con ragazze carine, com’è la storia? Sono tutte tue amiche, tutte tue fidanzate, metà e metà, …
ZORK: - Diciamo che alcune sono mie amiche, alcune sono state mie fidanzate, qualcuna magari lo è adesso!

E-BLOG: - Ma quanto è importante la bellezza nella tua vita? Qual è la filosofia cui ti ispiri?
ZORK: - La bellezza esteriore alla fine non è molto importante. Magari conosci delle ragazze che sono belle fuori, ma dentro non hanno niente…Ecco, quello che mi ispira è essere belli dentro, e raggiungere i miei obiettivi, finire la scuola, prima di tutto.

Zork, The Great

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lunedì 18 aprile 2005
  Satellite 2005
Satellite 2005

volcaniques

Cose inutili

Dog is god

Plustic

Ikea ma non troppo

Utilitaria ma non troppo

Eater's Gift

Espandi la tua cultura

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venerdì 15 aprile 2005
  Salone del Mobile
sedie

un signor salotto

Sobriety

Edra

Le sedie di Edra

Edra & i divani

Bar Trendy 4 the Boss

Casa di bor7

Creativi noi

Colazione da Toffani

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mercoledì 30 marzo 2005
  Sanca e i suoi fratelli
-----Messaggio originale-----
Da: Xyz
Inviato: martedì 29 marzo 2005 10.13
Oggetto: R: sanca time & pasqua

Ciao caro,
vedo che sei proprio invecchiato....mi hai chiesto gia' almeno 5 volte del liceo di mio fratello!!!
Mio fratello andava allo Zaccaria ma il genere è lo stesso.
Scuole da sempre simbolo della "scuola perfetta": strutture sportive all'avanguardia, tipo piscina, campo da calcetto palestra, sempre linda e imbiancata, con il parcheggio interno per gli insegnanti e per gli studenti, messa solenne nelle feste comandate.

S.Carlo, Gonzaga, Zaccaria, Orsoline, Marcelline,....
Studenti illustri al primo anno che si fanno di canne dal mattino alla sera, con poca voglia di studiare ma con già una quantità di fighette dei grigioni da far invidia a Bobo Vieri nelle serate all'Hollywood.

A metà del secondo anno cambiano scuola perchè hanno i professori "contro" e quindi vanno in altri licei privati con nomi sconosciuti ma con studenti conoscitissimi (o forse i nomi dei loro padri).

All'ultimo anno tornano al liceo del primo anno per poi inserire sul CV il "prestigioso" liceo o meglio, soddisfazione maggione, per comparire sull'annuario nella pagine "CHI HA STUDIATO DA NOI" ristampato ogni anno e inviato a casa a natale e utilizzato come strumento di marketing nel convincere i genitori nella scelta della scuola.

Cosa fanno finito il liceo?

Cercano di mantenere lo stesso status durante l'università e con maggiore ostentazione quando finalmente "guadagnano" qualcosa presso le aziende dei genitori o presso le aziende degli amici dei genitori. Dalle fighette dei grigioni ora cercano delle ragazze "imbarazzanti" e quindi spendono tutti i loro guadagni in we in località concentratrici di zoccole o in serate "di livello".

Vuoi un esempio?

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domenica 27 marzo 2005
  Il mio Angelus
coda al blockbuster

Arrivano le feste, arriva Adriana, io mi immagino una famiglia e vado al blockbuster.
Al blockbuster migliaia di titoli, eppure degni di essere visti forse nemmeno uno.
Centinaia di persone, che prendono film su film, persone senza fantasia che nutrono le loro giornate di fantasie altrui, ben poco fantasiose.
La coda per giocare alla playstation.
Una madre che prende 7 videocassette, 3 dvd, 1 libro, 2 Häagen-Dazs, 4 salti in padella.

Verso il Giambellino

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martedì 1 marzo 2005
  Nobu & Armani Cafè
-----Messaggio originale-----
Da: XYZ
Inviato: venerdì 25 febbraio 2005 03.03
Oggetto: Nobu & Armani Cafè


Tutte le ragazze milanesi si muovono in taxi nelle serate di pioggia e in locali all'interno della circonvalla interna, io ho preso lo sguarello, mi sono fatta trovare sotta casa dell'amica sulla circonvalla dei bastioni e abbiamo aspettato la Manu mobile che naturalmente ha trovato posteggio vicino a casa mia, obbligandoci ad una corsa sotto l'acqua, poco fashion....

4 charlie's angels si ritrovano da Nobu per salutare la Manu che parte per un tour del brasile con tappa anche a Florianopolis (nuova località tipo st.tropez brasiliana).
Dopo qualche gossip sui prossimi matrimoni in programma, passa Giorgio vicino a noi con la sua solita divisa (maglietta e pantaloni neri), scarpe da tennis bianche, abbronzatura invidiabile e una faccia tiratissima tipo con le mollette per i panni.

La fauna si sprecava, la Fede (nostra PR mancata) ha ritrovato come nel girone dell'inferno molti amichetti simpatia :
- c'era il plasticone di provincia con la fabbrichetta di biscotti che viene da novi ligure apposta per fare serata e poi torna in campagna;
- l'amico del plasticone, Pierre, che da quando ha 20 anni gira con la macchina fuoriserie del padre e ci ha invitate tutte alla sua festa di laurea il 15 aprile al golf club di salice terme;
- un bel figo che veniva all'università con noi, brillante e easy. Appena allontanatosi ci siamo chieste: come mai nessuna di noi se l'è fatto ai tempi dell'università? Le risposte sono state:era fidanzato con XXX, frequentave le modelle, diciamo che non ci cagava di striscio....
- l'amica del figo, romano, che decantava decine di suoi viaggi in brasile, consigliando alla manu anche luoghi dove comprare minuscoli bikini brasiliani....

in mezzo a tutto quel ben di dio, vedo uno che sbraita e mi sorride, vuoi dire che conosco anch'io qualcuno tra tutta sta gente?
Era il migliore amico dell'ex fidanzato della mia migliore amica che non vedevo da 6 anni. Vive a Londra, fa il sales da JPMorgan (naturalmente questo c'ha messo 6 anni a finire l'università e non ha mai fatto un colloquio per essere assunto!!!). "Vivere a Londra è bellissimo, è vicino alle capitali europee, l'unico svantaggio è per andare a sciare, del mare a me non interessa perchè ho la carnagione chiarissima (figurati le risate delle charlie's angels mentre ci diceva ste' robe).
Il locale pian piano si svuota e tutti tentano di trasferirsi al piano di sotto all'Armani Cafè visto che il giovedì è la serata di punta, poi c'è la settimana della moda e nell'aria si sente parlare che c'è una festa privata di Giorgio e che fuori c'è una coda pazzesca per entrare e che uno ha tentato di allungare un 200 euris per entrare ma è stato rimbalzato.

Si avvicina il polipo londinese con uno stuolo di assatanati e ci dicono: ragazze allora si scende? Erano le 12.30 e io bramavo il mio lettino caldo dopo la vasca in motorino.
Io dico: no, io vado
Le altre: passiamo lì davanti, se c'è coda andiamo, se si entra subito facciamo un salto...
Polipo & Co. allora ci escono 4 pass rossi autografati da Giorgio e lì scopriamo che sono le chiavi di tutte le porte ben custodite dai buttafuori. Non solo non dovevamo uscire per entrane all'Armani cafè ma dovevamo solo scendere delle scale di vetro trasparenti passando davanti a tutta la gente in coda. (che vergogna!)

Entriamo nel locale più buio del mondo...anzi come dice la mia amica Svalvola: in sto' posto sono tutti bellissimi perchè non si vede niente e si viaggia di fantasia.
Tutte qste modelle mezze nude e io avevo su la giacca da moto della tucano con le protezioni rigide sui gomiti, un maglione infeltrito della nonna e delle scarpe basse un pò umidine e appiccicose....

La fede lì ha dato il massimo e mi ha presentato le migliori 2 perle:

- Il ciccio: ex revisore di pwc, ora lavora a Tokyo (e già è figo) per Armani (è ancora più figo) nel commerciale (e quindi ha anche i vestiti gratis), è bassino con i capelli lunghi (tipo Fargetta) ma ha dei denti bellissimi (le mie amiche hanno detto che è la luce di quel posto..)

- Il ciumbia: PR ma radical chic , è il profilo più difficile da curare perchè i radical chic vorrebbero andare in posti da fighetti ma senza i fighetti e allora è sempre più difficile trascinare delle persone in locali fashion...
Ci ha invitate per stasera al Diana per una serata diversa.....e io: come diversa? lui: ho preso la saletta quella piccola sulla destra e facciamo della musica live, al Diana non si è mai fatto....

- Il Giampi: gayssimo, fa il personal shopper , ma questo mi ha raccontato poco, aveva il cappello da Jonathan del GF

Alle 2 finalmente stiamo per tornare di corsa verso la macchina sotto ad una pioggia misto neve. La fede si fa portare al Luminal perchè ieri si è fatta togliere un dente e oggi non va al lavoro e quindi può dormire (......), io mi faccio scaricare dalla Svalvola, prendo lo sguarello e in mezzo alla tempesta mi ridirigo in periferia, trovando oramai il garage chiuso e dovendo lasciare il mio motorino per la strada.....

Io vado domani sera al Diana, anche se non è la serata radical chic, il calciatore della fede offre da bere per il suo compleanno....ti aggiornerò

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domenica 27 febbraio 2005
  Casablanca 800€, 20 min., 5 p.
Casablanca: 800€ in 20minuti in 5persone.
Pr tra l'omosessuale e il cocainomane, ragazze che "non sai che chic è troppo fashion", buttafuori con il metaldetector dopo aver fatto selezione all'ingresso.
Ragazzine vestite da donna totalmente depilate, forse così di natura.
Vestiari sciatti, maglie Cavalli ecc ecc, mancavano jeans Richmond indossati con i tacchi e la frittata era fatta.
Per sfregio contro quella gente ho rotto una bottiglia di pampero 7anni sui divanetti.

from Deboscio forum
PS: sul dammela al Casablanca

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mercoledì 21 luglio 2004
  Milano non è Milano
Milano non è Milano di Aldo Nove (pagine 144, 9€) inaugura una serie di guide d’autore: diceva Nietzsche che la vitalità non trae giovamento dalla storia, per cui chi vive, se vuole andare avanti, deve dimenticare il suo passato.
E Milano si dimentica, si trasforma, per sopravvivere a se stessa.
Aldo Nove abita stabilmente a Milano da una decina d’anni.
Prima, da studente di filosofia alla Statale, era ospite del patronato cattolico («tra Bisceglie e Inganni») e si manteneva facendo il badante per anziani («oggi non avrei potuto più farlo, i badanti filippini costano molto meno»).
Poi, nel ‘93-94, dopo la laurea, Aldo Nove, nato a Viggiù ma deciso a non tornarci, trova casa al Gallaratese, nel complesso di Carlo Aymonino e Aldo Rossi («io sto nell’ala Aymonino»). Lì trova il suo prima lavoro, dall’editore Nicola Crocetti, che ha l’ufficio nell’ala Rossi dello stesso metafisico complesso, e da allora ha vissuto la città esplorandone i luoghi segreti, le periferie che aspirano a diventare zone residenziali, i 40 McDonald’s, i sexy-club per incontri privati, i centri commerciali («Bonola è fondamentale»), i cimiteri con le loro tombe più o meno monumentali, le metropolitane di cui è un affezionato e appassionato utente.
Lo incontriamo alla pizzeria di Largo La Foppa, luogo magico per lo scrittore: qui, un anno fa, acquistò da una venditrice coreana l’oggetto più prezioso della sua collezione trash, un accendino da tavolo con il fuoco che esce dalla testa di Osama Bin Laden mentre dietro si stagliano le Torri Gemelle con un aereo conficcato dentro.
«Anche Milano ha avuto un suo 11 settembre, ma in versione trash-apocalittica: ovvero, secondo la definizione di Tommaso Labranca, una emulazione fallita di un modello alto» osserva Nove. E ricorda il 18 aprile del 2002 quando l’aereo da turismo guidato da Luigi Fasulo si schiantò sui piani alti del Pirellone. «Il presidente del Senato Pera lanciò subito l’allarme terrorismo, la città si sentì per un po’ come New York. Poi tutto fu ridimensionato. Ecco, in questo episodio tragico, colorato da un’involontaria, assurda comicità, c’è un po’ il senso e la cifra della Milano di oggi, quella in cui mi è stato dato vivere. ».
Vuol dire che la città è un bluff, che nel male e nel bene è tutto un voglio ma non posso?
«Prima di rispondere, vorrei fare alcune premesse. La prima, espressa dal titolo del libro, Milano non è Milano».
Che vuol dire?
«Che intanto è un cantiere perenne, in perenne cambiamento: il Duomo è sempre impacchettato come fosse un'opera di Christo; piazza Cordusio oggi è già un'altra cosa da quella che avevo descritto appena 4 anni fa in Amore mio infinito; è una città caratterizzata dai non luoghi, le metropolitane appunto, i centri commerciali, le periferie.
Da quando sono nato, ho sempre avuto la sensazione di essere arrivato in ritardo. Entrai alle superiori quando già il vento della protesta si era spento; lo stesso all’università. E la Milano in cui arrivai non era già più la Milano da bere, quella dell’edonismo craxiano degli anni 80, dei megaraduni al Palatrussardi, delle feste degli stilisti, del divertimento. Ho fatto a tempo a vedere qualcosa di Mani Pulite, sono andato a guardare Brosio che faceva i collegamenti davanti al Palazzo di giustizia».
Quindi, la Milano di Aldo Nove è stata la Milano berlusconiana.
«Sì, e lo slogan non era più divertiamoci, ma arricchiamoci. Però era una ricchezza da non condividere, ciascuno a godere la propria, magari nella villa recintata in Sardegna. Con questo si ribadiva una carenza assoluta di Milano, la mancanza di una dimensione sociale della creatività.
La Milano di allora creò molte aspettative e la gente arrivava in cerca di lavoro, dalle occupazioni più umili ai lavori creativi, intellettuali. Oggi, i lavori più umili li fanno gli extracomunitari e a prezzi di concorrenza. Tira un’aria di hard discount, perfino nella prostituzione: seguo attentamente tutti gli annunci, offrono massaggi completi a 25 euro. Per i lavori intellettuali, il discorso è più complesso: di cose da fare ce ne sono, basta non pensare a ricavarne uno stipendio. Milano oggi è diventata una città di stagisti, di collaboratori. Dove gli affitti sono regolarmente superiori ai compensi. In generale, in questi dieci anni a Milano il lavoro è svanito, è evaporato.»
Ma a lei, Milano cosa ha dato?
«Un ritmo accelerato, l’impressione di stare in mezzo a qualcosa di mobile, di energico, il sentirsi in mezzo a tanta gente e insieme di essere isolato. Non l’ho mai vissuta come la mia città».

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martedì 1 giugno 2004
  l'ex ragazza in carriera di via torino
ha 30 anni, ha fatto la bocconi come è giusto, ha lavorato per un po' in un'azienda con sogni di gloria, poi ha visto che non aveva abbastanza singleness of purpose e adesso sopravvive in un'azienda minore, e patisce quando rivede le amiche dell'uni che lavorano a Londra in una merchant bank.
non è bella e allora non può permettersi di uscire con ragazzi non belli, perché altrimenti le parrebbe di sembrare non bella come appunto si sente.
i ragazzi belli si fanno un giro e poi la mollano, e allora lei dice cose tipo basta uomini! e poi la sera dopo sono innamorata persa come fosse la quinta di sex and the city.
i ragazzi belli non le danno amore e nemmeno rispetto e allora lei finge di non volerli, ha il terrore di essere una qualunque e allora si immagina mitica come fosse un film dei vanzina, e anche le sue amiche che sono assolutamente normali sono coinvolte nel processo di squalunquizzazione, per cui le cose banalissime che fanno diventano incredibili, tipo a puerto escondido provocare a parole dei maschi che si stanno facendo i fatti loro oppure trovarsi con tutta la cumpa all'osteria dei binari o alle feste del salone del mobile.
ci tiene molto ad avere uno stile, ma se quando era giovane stare sul classico la faceva sembrare una ragazza bene, ora il tempo che passa la avvicina alla brutta copia della zia zitella: per perdere qualche anno ormai mischia cose di serravalle con altre di aspesi o zara, ma a volte si sente fuoriposto, come quando era andata da h&m, che poi raccontava che era stato come andare allo zoo.
sebbene sfidanzata, anzi proprio per questo, fantastica sul suo matrimonio con 300 invitati elegantissimi, ma lei che arriva in vespa, ristorante aristo-chic ma poi i suoi amici si buttano nella piscina, per l'occasione illuminata con dei cubi di plastica galleggianti con dentro le lampadine che importa un suo amico organizzatore di eventi.
sta di fatto che l'anno scorso, senza nessun'altra ragione che non fosse il non aver nessuna ragione per fare qualcosa, è andata a vivere da sola, visto che l'altro sogno di andare a fare la barista a ibiza è più che altro un pour parler durante le cenette etiliche.
la casa è in centro, gliel'ha prestata il suo amico sushi che è andato a lavorare un anno in australia, lei invita le sue amiche appunto mitiche a giocare alla play che l'amico le ha lasciato, e si divertono come delle pazze.
le vacanze sono in barca in grecia, con una cumpa di 30 persone su quattro barche, che a muoverli tutti si sente un'organizzatrice di eventi anche lei, e all'amico dei cubi di plastica sospira che forse quella era la sua vera vocazione; durante il viaggio c'è sempre un tipo un po' sfigato che la corteggia, e anche se con le amiche lo definisce inguardabile, comunque non le dispiace avere un cavalier servente cui ricorrere nei momenti di totale depressione.
in pratica è abbastanza delusa per essere disincantata e abbastanza intelligente per rendersene conto: si divertirebbe a leggere quesa descrizione, fino al momento in cui si accorge che è lei.

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giovedì 22 aprile 2004
  Macelleria Hamdaoui, Via Padova 38, 20131 Milano, EuArabia
Macelleria Hamdaoui

Cosa ci sarà scritto?
Non certo Ecclesiaste 1:18, dov'è molta saggezza c'è molto affanno, e chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore

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martedì 20 aprile 2004
  Tamoil House, Via Costa, 20131 Milano, EuAfrica
Tamoil House

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martedì 6 aprile 2004
  Via Padova 13, 20131 Milano, Eurasia
Mybali

Atmosfera, Ambient, Barocco e Spiritualit�, questo � Mybali.
Fuori, la quotidianità con i suoi ritmi aggressivi.
Dentro, l'originalità con i suoi riti spensierati.
Sta in questo divario abissale lo spirito di Mybali, il lounge che non ti aspetti.
Lo si vede subito all'entrata, dove una galleria di statue faroniche dai rimandi astrusi tra Wildt e Botero guida la creatura metropolitana a depurarsi dalle scorie giornaliere: una sorta di guscio protettivo che preserva dai disagi della vita.

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martedì 9 marzo 2004
  Digital flesh
a no-sleeping office for a no-sleeping company

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