dezerto zeitgeist
sabato 23 giugno 2007
  Il sogno dell'impiegato
vengo tirato giù dal letto quando il sole filtra ancora poco dalle tende
il capo mi convoca in ufficio che non avevo mai visto prima e mi dice che devo partire immediatamente per la russia, non c'è nemmeno tempo di tornare in albergo a prendere la mia roba, troverò là quello che mi serve
a san pietroburgo un ciambellano mi accoglie in mezzo alla pista
fa molto caldo ma lui è vestito pesantissimo
mi fa capire che sudare in mia presenza sarebbe un affronto che potrebbe costargli il licenziamento
io ho quella camicia azzurra che mi sono fatto fare, pantalone blu
sono nel nuovo ufficio e i membri dell'organizzazione locale richiedono che io assista a un corso di formazione
il corso è tenuto da una specie di margherita hack russa che disegna sulla lavagna costellazioni
non ci capisco assolutamente niente ma tutti mi trattano con particolare riverenza, come se io non dovessi assistere al corso ma si trattasse di una sorta di mia ispezione per verificare l'andamento del corso
ne approfitto per alzarmi e cominciare a girare intorno, circospezione
infilo una porta e a fianco di stanze che non conosco si apre un'ala che non conosco, nella penombra di tende
ci sono tanti letti e ragazze vestite di corpetti di seta e hot pants, come se fossero i camerini di un teatro di cabaret
le ragazze sono tutte belle ma non riesco a capire di dove siano, hanno capelli neri e lineamenti né russi né orientali
mentre attraverso le stanze, al mio passaggio si destano dal sonno
aprono gli occhi verso di me e mi fanno un sorriso assonnato
arrivo in fondo e un'impiegata, in tailleur grigio, mi apre la porta del mio ufficio
non si capisce di dove sia
ogni volta che la chiamo ha una pettinatura diversa
i capelli sono biondi, sono castani, con riflessi di rame
la chiamo, e lei consegnandomi un pratica si scopre una tetta e me la mostra
la tetta ha una sorta di doppio capezzolo, uno sull'altro
non so come venirne fuori, imbarazzo
fingo di ricordarmi qualcosa e chiedo che mi portino in albergo
tutti gli alberghi di san pietroburgo sono occupati per il mio arrivo
vengo condotto in un albergo che si chiama hermitage che è una copia dell'hermitage
il ciambellano dice che è una cosa un po' pacchiana
la mia camera è sconfinata
l'anticamera è un salone immenso con rivestimenti altissimi di biblioteche colmi di libri
al centro un tavolo rotondo con 5 camerieri che apparecchiano per 15 persone
i camerieri con ampi gesti aprono i tovaglioli, di stoffa pesante, e poi li compongono in un cono verticale su ogni sottopiatto d'argento
camere e camere fino al mio guardaroba
pieno di redingote, vestiti da sera
ma c'è il mio vestito grigio estivo
fatto arrivare dalla germania
mi metto quello
inizia la cena
tutti parlano, io solo ascolto
e per questo sono considerato moltissimo
un mio gesto è iperscrutato
il più emimente degli invitati si alza e brinda alla mia venuta
una donna vestita da sera mi chiede di seguirla nel fumoir
ha molte cose da dirmi
ed è tanto che voleva dirmele
indica un orologio incastonato in una consolle di legno
inizia a suonare
sono le 8.15
sono a gutersloh e intorno è di nuovo tutto il deserto
smarrimento, un attimo
poi mi conforta l'idea che tutte le pulsioni,
che le persone,
e tutti i ricordi che possano avere, e i discorsi,
e tutte le azioni, e tutto il male che è dentro
per fortuna poi muoiono tutti e viene tutto cancellato

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